Nima Zamar – Ho dovuto uccidere

nimazamar

Titolo: Ho dovuto uccidere
Autore: Nima Zamar
Editore: Sperling
Data di pubblicazione: 2006
Pagine: 337
Isbn: 88-6061-003-6
Prezzo: 10,50 euro
Disponibilità:

Nima Zamar, nome fittizio creato per motivi di sicurezza, è una donna francese di religione ebraica che, per lunghi anni ha prestato servizio nel Mossad e che, pur nel clima di assoluta segretezza, ha deciso di narrare le proprie vicissitudini in un’autobiografia. Il volume, intitolato Ho dovuto uccidere, prende il via da quando la donna, ingegnere informatico, decide di lasciare la Francia per trasferirsi in Israele, alla ricerca della propria identità. Quello che doveva essere un soggiorno di spiritualità, diviene però qualcosa di molto diverso quando ella, alle selezioni per il servizio militare, viene reclutata tra le file del Mossad. E’ l’inizio di qualcosa di molto duro e pesante per la giovane che, attraverso le pagine del suo racconto, narra dell’addestramento cui si sottopone, che la rende simile ad un automa. Nima è in grado di sopportare la fame, la sete e le torture psicologiche più terribili.

“Poi c’è l’addestramento per resistere alla tortura, molto specifico ed eseguito sotto controllo medico. La tortura, argomento tabù, è molto praticata nei Paesi arabi. Mi è capitato spesso di sentire qualcuno affermare con grande convinzione che questo o quel dolore non basterebbero a farlo parlare. La tortura non si limita a un dolore. E’ un procedimento molto più complesso”.

Durante gli anni di servizio inizia a praticare il krav maga, che inizia a studiare quando si rende conto che, le missuoni cui partecipa sono sempre più rischiose e l’unico modo che ha per cavarsela è imparare a difendersi da sola, a mani nude e in breve tempo.

“Con pazienza infinita [l’istruttore] mi abitua a sopprimere i blocchi di passività acquisiti in quei cinque anni e a ritrovare i più elementare riflessi di sopravvivenza […]. Mi rendo conto che i suoi corsi mi imprimono un risvolto nuovo e importante alla mia vita”.

Le pagine dedicate dall’autrice al krav maga sono ricche di riflessioni sui suoi effetti sulla sua natura, che diviene meno chiusa, meno “bloccata”, più pronta alla reazione e alla sopportazione del duro regime cui viene sottoposta.
“Con il passare dei mesi torno a provare una sorta di attaccamento per il mio corpo, la cui funzione è nuovamente valorizzata in quanto non è più passivo o vittima, ma protagonista del processo di sopravvivenza. Noto un cambiamento persino nel mio modo di parlare: passo da “compiere una manovra di difesa” a “difendere il mio corpo” e poi a “difendersi”.
Attraverso compiti sempre più gravosi, Nima finisce per abbandonare Israele, pur con la consapevolezza che le esperienze passate non saranno mai cancellabili in nessun modo e che, per esorcizzare i ricordi è necessario raccontare, pur nell’anonimato, quanto ha vissuto.

E’ un testo che consiglio vivamente. L’unico neo è che è veramente difficile da trovare. A parte la copia in mio possesso, l’ho cercato per regalarlo ma non sono più riuscita a reperirlo se non online su Amazon.it.

Silvia Causale