L’inutilità delle leggi sulla legittima difesa

Art. 52 c.p.:

“Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere  un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa
Nei casi previsti dall’articolo 614, primo e secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:
a) la propria o la altrui incolumità:
b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.
La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale.”

Un articolo legislativo scritto in maniera precisa e chiara per ciò che concerne la legittima difesa in Italia. Peccato che sia così solo sulla carta. Le applicazioni che danno i giudici, pubblici ministeri ed avvocati rasenta l’assurdo (oltre che la stupidità).  Infatti ciò che si insidia tra le righe “offesa ingiusta, proporzionata all’offesa, attuale pericolo, e altro mezzo idoneo” ,lascia tanta interpretazione e dibattimento ai nostrani fan di “law and order” e provetti Perry Mason. Alla fine chi ci rimette però è sempre il povero cristiano che, alle tre di notte viene aggredito in casa e che, per difendere moglie e figlia si arma di fucile legalmente detenuto, sparando ad un malvivente che ha la metà dei suoi anni ma il doppio dei suoi chili. Oltre la paura, lo shock psicologico e forse qualche livido(nel caso migliore)…il malcapitato si troverà a sostenere un processo penale che alla fine gli darà comunque torto, dipende solo dalla misura ma avrà sempre torto.

Tuttavia non voglio perdere tempo a descrivere le fantasiose interpretazioni buoniste che i nostri rappresentanti giudiziari danno ad una chiara indicazione legislativa ma all’inutilità di QUALUNQUE legge sulla legittima difesa.
Ossia se entri in casa mia, attenti alla mia incolumità, se mi alzo e tu non scappi non vuoi desistere. Se ho un fucile e non desisti ti sparo, a maggior ragione che l’art. 52 mi DAREBBE l’opportunità di difendere anche i miei beni, ma solo sulla carta ovviamente.
Qualunque regolamentazione viene  “creata” da un gruppo di burocrati e filosofi buonisti della peggior specie allo scopo di salvare “capre e cavoli” . Quindi la vita dell’aggressore e dell’aggredito. Si potrà così rieducare l’aggressore e far mantenere all’aggredito la propria incolumità.
Bene, quanti di questi filosofi hanno mai subito un’aggressione, o almeno quanti hanno fatto sport da combattimento?
A giudicare dal risultato, nessuno. Questo non dipende solo dall’ottusità, bensì dall’ignoranza (presunta o voluta) di questi burocrati.

Durante una colluttazione non agisci in modo lucido ma sotto l’effetto dell’adrenalina che ti innescherà il meccanismo “combatti o fuggi”. Qualunque legge sembra voler orientare le persone al “fuggi” poiché tende a cercare di impedire lo svolgimento di uno scontro fisico. La legge però dimentica (volutamente o meno) che  in fase di combattimento o ti paralizzi diventando vittima oppure combatti.

Quando si combatte per la propria incolumità non si pensa “al dopo” ma alla “sopravvivenza” (concetto meglio espresso dalle teorie Mac Lean dei “tre cervelli”) in cui l’unica cosa che conta è sopravvivere, questo istinto è innato in ognuno di noi e impossibile da controllare.

Per cui qualunque legge che si cerca di fare, nessuna tiene conto dell’istinto di sopravvivenza che “se ne frega” delle regole. Alla fine con o senza armi da fuoco, il cervello scatterà cercando una via più rapida per la sopravvivenza.

Ovviamente non si può vivere in un posto senza regole che tutelino l’incolumità propria ed altrui. Tuttavia queste regolamentazioni dovrebbero essere più a favore dell’aggredito e non cercare una equa divisione di colpe. L’aggredito se reagisce avrà sempre “una marcia in più” che lo porterà a essere più letale, proprio a causa del suo istinto di sopravvivenza.

Più ci evolviamo più cerchiamo di nascondere che in realtà siamo animali con degli istinti non controllabili soprattutto se c’è la vita in mezzo.

Concludo con un vecchio adagio sempre attuale e che toglie tutti i dubbi sul da farsi in caso di pericolo per se e per gli altri: “meglio un brutto processo che un bel funerale”.

Alberto Bertino