Spray al peperoncino, illusione o realtà?

Ciò che riporto sotto è una richiesta reale.
Tempo fa, infatti, mi si avvicina un’amica:
Lei: Puoi procurarmi un anello da difesa?
Io: Cosa? Perché?
Lei: Sono stata aggredita….tu hai tutta quella ferraglia che credo possa aiutarmi a risolvere certi problemi (si riferiva al kubotan ed all’urbanpal che portavo con me..)

Quando ho cominciato capire ho cercato di spiegarle che potrà uscire anche con un M4 sotto braccio ma che innanzitutto dovrebbe cambiare la propria “mentalità” lavorando di più sull’aspetto psicologico e riprogrammando il proprio atteggiamento mentale e fisico.
Quello che ho ricevuto è stato un cordiale “va a quel paese”, come se non volessi aiutarla.
Alla fine le ho dato indicazioni su dove poteva trovare tutta la “ferraglia” desiderata.

Ora…duro da credere ma se non si è pronti a difendersi o non se ne abbia acquisito l’attitudine, non sperate che un oggetto per quanto letale, possa esservi di aiuto o sopperire all’istinto di sopravvivenza.
In giro ci sono persone che con kubotan, urbanpal o altri oggetti nati per la difesa personale si sentono (credono) più sicuri.
Non parliamo poi del mitico spray al peperoncino, buono per farsi due spaghetti e come condimento take away a parer mio.
Gli oggetti sopra descritti sono nati per aumentare la contundenza della reazione (essere più efficaci in caso di scontro per intenderci…) ma se non avete mai tirato un pugno, pensate che brandire un urbanpal possa esservi di aiuto?
Niente di più sbagliato anzi potrebbe essere controproducente…e non auguro a nessuno di confutare questa mia affermazione.
Avere un oggetto (arma) non vi fa un super eroe se non avete l’attitudine al combattimento.
Avere in borsa il vostro spray al peperoncino non vi serve a niente se non avrete la freddezza di tirarlo fuori, puntare e premere. Avete idea di come si perde la capacità coordinativa sotto stress? E’ una domanda rivolta a chi non ha mai vissuto certe situazioni o abbia mai fatto arti marziali.

Perciò se proprio volete comprare lo spray al peperoncino…portatevi dietro pure olio, sale, aceto per farvi un’insalata, almeno non avrete buttato inutilmente via i soldi.

La cosa vale anche per chi crede che avere un’arma da fuoco possa aiutarlo senza avere perfettamente consapevolezza di ciò che fa. Credo sia chiaro e limpido il mio parere sul controllo delle armi e sulla difesa personale con armi da fuoco. Sta di fatto che possedere un’arma e aver fatto “due tiri” al poligono non mette la persona in condizione di saper usare la pistola in condizioni “reali” rendendosi invece un facile bersaglio, poiché oltre al senso di falsa sicurezza, non si avrà la capacità gestionale dello stress. La dimostrazione di ciò sta nel numero di vittime che cercano di reagire impugnando la propria pistola finendo invece stesi a terra e con la speranza di una rapida ambulanza.
Seguire un corso di difesa personale/arti marziali aiuta nella gestione dello stress che si sviluppa durante un’aggressione, cosa molto più importante rispetto a possedere un oggetto utile (?) per difendere la propria incolumità.
Per questo al posto di entrare in un’armeria cercando “ferraglia” inutile, che vi creerà solo un falso senso di sicurezza, imparate a gestire il panico e lo stress magari iscrivendovi a un corso di difesa personale.
(P.S. se poi è un corso di krav maga dell’Etna defense system per noi è meglio 😉 )

Eventi – Spartan War – Randazzo 28/06/2015

L’estate si avvicina, le attività in palestra rallentano, ma Etna Defense System – Krav Maga Catania non si ferma mai!
Siamo lieti di annunciare un nuovo evento a tutti gli appassionati.
Pronti per mettervi alla prova?

Spartan War – Randazzo

kravmagacatania

Organizzazione e difesa

Oggi più che mai, con lo scenario che si profila, molti si chiedono se sia giusto tagliare le spese militari per far confluire fondi in altre attività.

Ho sempre pensato che “la conoscenza rende liberi”.  Questo significa che non si dovrebbero mai tagliare risorse  le destinate all’istruzione. Non intendo fare un articolo politico-ideologico, ma esprimere le mie idee su certi punti.

Partiamo delle considerazioni generali (ovvie per molti) per capire come il concetto di prevenzione, dissuasione e neutralizzazione si applichi a tutte le forme di conflitto:

Vivendo in un appartamento in centro, casa singola in periferia o villa in campagna si dovrà provvedere alla fornitura di tutti i beni di prima necessità (leggasi fare la spesa). I tempi e le modalità dipendono dai gusti, disponibilità e possibilità.

Chi avrà un piccolo appezzamento davanti casa magari coltiverà qualche ortaggio, risparmiando energie economiche e potendosi permettere altri investimenti. Ghi non ha questa possibilità acquisterà ciò di cui ha bisogno facendo una scala di priorità etc etc.
Ognuno secondo le modalità più congeniali provvederà al proprio sostentamento, cosi come uno stato dovrebbe dare la possibilità adognuno di soddisfare i bisogni della popolazione (leggasi lavoro) siano essi fisici (cibo, acqua ecc..) che intellettuali (libri, riviste ecc..)

Microeconomia o macroeconomia, si arriva sempre alla necessità di soddisfare dei bisogni…oggi diciamo anche qualche capriccio…ma questa è un’altra storia. Ora tutti i conflitti piccoli o grandi che siano, nascono dalla voglia di possedere un qualcosa che non ci appartiene. Da qui la mia idea che una buona organizzazione di difesa impedirebbe molte situazioni sgradevoli. Così cercherò di mostrare il parallelismo esistente nell’affrontare microconflitti e macroconflitti e come talune scelte possano ripercuotersi negativamente su chi le ha perpetrate.

Prevenzione:

L’uomo in quanto animale territoriale tende a difendere le scorte a lui necessarie ed il “suo” territorio. Qualsiasi cosa dicano i buonisti (e qui mi fermo nella loro definizione) in tutte le abitazioni esistono porte, inferriate e cancelli.  In alcuni i sistemi sono più sofisticati (guarda caso i “buonisti” hanno sempre i sistemi di allarme migliori). Tutti accorgimenti che usa per proteggere quello che gli è necessario.

Questi accorgimenti variano a seconda del posto dove si vive, casa isolata, condominio familiare. E’ indubbio, quindi, che si usino delle strategie difensive che dipendono dal contesto e dalla disponibilità; chi vive in un posto isolato userà delle strategie più complesse come telecamere, sensori di movimento, porte blindate ecc.. rispetto a chi magari vive in un contesto più tranquillo e “guardato”.

L’insieme delle strategie difensive possono essere considerate alla stregua delle forze armate di uno stato, marina, esercito, aereonautica, ma anche polizia.

Ora la mia domanda è: togliereste le porte dalla vostra casa permettendo a chiunque di entrare per risparmiare? Sembra un’affermazione ridicola ma il tagliare fondi alla difesa non equivale a questo? l’Italia è una penisola. Pensate che la flotta di difesa sia adeguata a difendere ¾ del territorio marittimo circostante? È corretto impiegare una forza di difesa, la marina appunto, che dovrebbe essere la più importane ed equipaggiata per effettuare operazioni umanitarie? Non voglio entrare in merito alla correttezza delle operazioni umanitarie ma solo sulla “destinazione” di una forza armata importante per la difesa in operazioni che non dovrebbero competere.

“Ai posteri l’ardua sentenza”

Dissuasione e neutralizzazione

Qualora un individuo entri in casa vostra armato e vi intimi di consegnargli tutti i vostri averi, cosa fareste? Ho sempre sostenuto che “evitare equivale a vincere” per cui con buona pace e pazienza se questo equivale a preservare l’incolumità di tutti, ben venga…

Un atteggiamento assertivo del tipo “prendi quello che voi ma poi vattene”, essere collaborativi ma non mostrarsi impauriti, è sicuramente l’atteggiamento migliore per affrontare queste situazioni.

Ma se dopo la rapina il malfattore di turno, armato e sotto stupefacenti volesse “intrattenersi in compagnia delle persone di sesso femminile della vostra famiglia?”, chi direbbe di “evitare”? Sareste disposti a lasciar perdere e vedere sotto gli occhi vostra moglie, figlia o altro parente subire una violenza e sareste ancora del parere che “bisogna evitare” e che avere o meno un’arma non servirebbe?

Avere e poter usare delle adeguate misure per fronteggiare una reale aggressione dissuade chiunque dal compiere azioni violente nei confronti del prossimo. Sapere che dall’altro lato c’è la possibilità che il tizio risponda al fuoco ha un effetto deterrente non indifferente. Ricordate sempre che l’aggressore sceglie sempre le sue vittime, la possibilità di un’azione di risposta di pari o superiore entità, fa spostare l’attenzione dell’aggressore verso un bersaglio più semplice.

Ora visto i continui tagli come si può pensare di essere in grado di fronteggiare una eventuale aggressione/invasione a “casa nostra”? La storia mostra come un esercito dotato di mezzi e armi di alto potenziale non attaccherà un altro paese se non dopo attente valutazioni (vedasi USA – URSS) perché entrambi sanno i rischi a cui vanno incontro. Analogamente in un paese dove l’aggredito non è tutelato (ovviamente non l’italia) e dove chi per difendersi può usare tutti i mezzi si instaurerebbe una sorta di strategia della tensione che impedirebbe molti atti violenti ed aggressivi.

Sia chiaro non si potranno mai a parer mio eliminate totalmente gli atti violenti e le aggressioni, come non si elimineranno mai le guerre a causa dell’atteggiamento umano. Semmai con alcune “considerazioni” potranno essere diminuite.

Le figure della pecora, lupo e cane da pastore descritte dal colonello Grossman sono sempre attuali e ricorrenti, e purtroppo incancellabili.

Delegittimare ed Indebolire la figura del cane da pastore equivale a rendere il gregge facile preda di famelici lupi, quando la figura del cane da pastore viene meno, le pecore hanno due scelte: subire o reagire difendendosi da sole.

Gare e krav maga – un grosso nonsenso

Più tempo passa e sempre di più sono gli eventi organizzati come gare di krav maga.
La formula proposta (almeno quella che conosco io) è quella “individuale o a squadre” in cui uno o più persone eseguono ciò che spacciano per “tecniche letali”, con maestria ed eleganza tanto da ricordare i ballerini di danza, qui statta la prima domanda: “come fai a dimostrare una tecnica letale”??.
Sia chiaro vedere le dimostrazioni, è una cosa piacevole nonché lodevole da parte di chi usa il tempo per organizzare tutto. Trovo che lo sforzo nel gestire le lezioni insieme con le prove della dimostrazione sia una cosa molto impegnativa per allievi e istruttori.
Ciò che non comprendo è il voler fare una gara di dimostrazioni, poichè di questo si tratta o gare sportive di combattimento.
Per onestà a chi si avvicina alla disciplina chiarisco che “se vuoi competere cerca un’altra disciplina”.
Chi vuole fare competizioni dovrebbe indirizzarsi verso la boxe, la lotta libera o le MMA solo per citarne alcune, discipline nate per la competizione perché prevedono un combattimento regolamentato. Oppure cercare di praticare più discipline per rendersi conto di ciò che realmente cerca (cosa che anche a chi pratica da anni un solo stile. Praticare più discipline permette di avere un bagaglio tecnico più ampio e una mente più aperta), se qualcuno desidera partecipare a competizioni di lotta può orientarsi nelle discipline sopracitate o provarne altre MA NON DEVE SCEGLIERE IL KRAV MAGA!!
Il krav maga è nato per la difesa personale, non prevede competizioni, ne le sue tecniche sono “sportive” (dita negli occhi, calci ai genitali e morsi….non mi sembrano tanto sportive….), forse potrà essere antieconomico insegnarlo rispetto alle discipline che prevedono competizioni. Tuttavia, se si sceglie una via bisogna perseguirla senza cercare capziosi sotterfugi commerciali al fine di tenersi un possibile allievo (leggasi pollo da spennare), propinando delle gare senza senso a cui l’allievo potrà partecipare e che una volta vinto il “primo posto” avrà la sua bella coppa/medaglia da incorniciare dove sarà scritto “primo posto campionato di krav maga”. Credo sarebbe stato più utile utilizzare il tempo impiegato a preparare la competizione nell’esercitarsi all’applicazione delle tecniche “sotto stress” ad esempio, e non impegnarsi in qualcosa che alla fine non ha costrutto.

Alberto Bertino

Gara sociale di tiro con l’arco – Catania – Etna Shooting Club

Non di solo krav vive il kravist…ecco perchè ci piace occuparci anche di altro. Come ormai è scritto un po’ ovunque, il nostro proposito è di essere attivi a 360°, quindi che si tratti di scarpinare, lottare o accendere un fuoco sotto la pioggia (ok ora forse si esagera…), noi siamo sempre pronti.
Motivo per cui, la scorsa domenica ci siamo impegnati in una nuova esperienza.
Presso il poligono Etna Shooting Club, che ha avuto la gentilezza di ospitare questa mandria di matti, si è tenuta la prima gara sociale di tiro con l’arco di Etna Defense System.
Organizzata dai nostri master Alberto e Aldo, è stata una giornata all’insegna del divertimento e della sana competizione.
Nessuno di noi era esperto. Anzi alcuni non avevano mai teso un arco ma era proprio quello il proposito. Imparare qualcosa, divertirsi e conoscere i diversi componenti del gruppo. Allenandosi in diverse palestre, non capita spesso di incontrarsi ed ecco perchè è tanto importante creare occasioni in cui ci si può riunire e cementare ancora di più la “famiglia”.

Tornando alla giornata per novelli Robin Hood, siamo stati aiutati da un tempo splendido (maniche corte a iosa) che ha permesso di svolgere tutto alla grande.

Prima un’oretta di basi e poi via alla gara, con risate, frecce che misteriosamente tornavano indietro (alieni? Campi di forza?) e la “dura” sfida (ma va…) tra i vincitori.
Primo premio: Nino Messina
Secondo premio: Luca Scalabrini
Terzo premio: Enrico Munforte

I tre Guglielmo Tell del ventunesimo secolo si sono aggiudicati  tre buoni acquisto per un noto negozio di articoli sportivi perchè si sa, la gloria va bene ma un premio tangibile è anche meglio.

Degno finale della giornata la nostra consueta grigliata mista, perchè va bene lo sport ma anche la  pancia reclama la sua battaglia.

(Per le foto della giornata, cliccate sulla nostra pagina Facebook )

Ad maiora semper!

Silvia Causale

Tiro e difesa IDC

 

Per chi come me si accinge da poco ad entrare nel mondo del tiro con armi da fuoco, una delle componenti fondamentali è lo studio.

Si perché dietro il semplice “premere il grilletto” c’è dietro una vera e propria scienza e non parlo solo del mero fenomeno chimico della combustione della polvera dentro il bossolo, ma un vero e proprio studio inerente a tipologia di polvere, alla correlazione con il peso e tipologia della palla, velocità,  calibro alle angolazioni di tiro, posizioni di tiro ed esercizi specifici etc… etc…roba da far impallidire premi Nobel per la fisica.

Come di consueto, quando inizio una nuova attività è mia abitudine una panoramica dei testi inerenti all’argomento e l’acquisto di questi. Per cui oltre alla pratica regolare al poligono ho acquistato su suggerimento di un amico il testo Tiro e difesa IDC la via Israeliana.

Il libro è scritto da un istruttore di krav maga e tiro, specializzato in Israele e da una panoramica generale delle nozioni base di tiro Istintivo per difesa e combattimento (IDC), norme di sicurezza nel maneggio delle armi e la scelta del calibro per la difesa personale.

A mio parere il testo offre un’attenta e precisa analisi dell’aspetto psicologico del conflitto armato e disarmato, la migliore che abbia mai letto, con immagini, spiegazione delle implicazioni fisiologiche chiare e d’impatto.

Ammetto di essere un neofita nel mondo del tiro da difesa, tuttavia chi mi ha consigliato (BENISSIMO) questo libro è un istruttore di tiro dinamico vincitore di diversi tornei e praticante di krav maga…la sua opinione pertanto dovrà pur valere qualcosa….

Coltello – quattro dita o disinformazione?

Ho deciso di scrivere questo post poiché giorni fa in armeria (luogo di mia assidua frequentazione) ho sentito un acquirente di un coltello che esternava con il proprietario considerazioni inverosimili sulla possibilità di portarsi dietro l’attrezzo appena comprato, (un coltello a serramanico abbastanza notevole).
Ovviamente non ho preso parte alla discussione poiché non conoscevo l’acquirente del coltello e non volevo pertanto intromettermi. Non sono però riuscito a trattenere una timida risata quando ho sentito che come “giustificato motivo” adduceva il dover “tagliare il pane”.

Premetto che non sono un giurista, tutto ciò che scrivo l’ho preso da fonti giuridiche accessibili a tutti (leggasi internet, riviste di settore e libri) non di meno ho chiesto, commentato e discusso con appartenenti alle forze dell’ordine, avvocati penalisti e semplici appassionati.
Ciò che riporto è opinione condivisa e dettata anche dal semplice buonsenso:

 

Domanda: il coltello è un’arma o un attrezzo?

Risposta: il coltello è entrambe le cose, infatti può essere considerato, attrezzo o “arma bianca” o ancora in campo giudiziario anche “arma impropria” (qualunque oggetto il cui scopo di creazione non è l’essere un’arma ma che lo può diventare qualora se ne facesse un uso “improprio”)

Domanda: posso acquistare un coltello?

Risposta:si, si possono acquistare tutti i tipi di coltelli, per i coltelli ctalogati come “arma” (a scatto, doppio filo, baionetta ecc.. )bisogna avere licenza di acquisto rilasciata dalla questura e relativa denuncia, anche per collezionismo.

Domanda: Posso portare un coltello dietro?

Risposta: dipende!!(classica risposta italiana) puoi portare un coltello dietro se hai un “giustificato motivo” e per giustificato motivo non si contempla quello della difesa personale, tagliare pane, sbucciare frutta.

Precisiamo che stiamo considerando lame a punta acuminata, non  coltelli a punta arrotondata che si potrebbroe configurare come “arma impropria” in caso di uso…per cosi dire scorretto.

Per cui se ad un controllo vi trovano con un coltello è meglio che abbiate un giustificato motivo per avere un attrezzo/arma di questo tipo addosso (andate a cercare funghi nel bosco, o a caccia o in campagna per eseguire i lavori, ad una manifestazione di Aido ecc.. ecc..)

Domanda: posso trasportare un coltello?

Risposta: Il porto di un oggetto si configura come immediata disponibilità all’uso, il trasporto invece come spostamento da un ipotetico luogo di origine ad un luogo di destinazione senza per forza essere immediatamente disponibile. Purtroppo la legge non fa una netta e chiara differenza tra porto e trasporto indicando luoghi e modi dove si configura il porto ed il trasporto. Sicuramente il TRASPORTARE un coltello dall’armeria alla propria abitazione nell’abitacolo dell’auto senza fodero e sul sedile di fianco ne rende la situazione configurabile come porto. Se si trova nel cofano impacchettato e chiuso la situazione risulta differente.

Domanda: ma se ho un coltello inferiore alle 4 dita lo posso portare?

Risposta: La legge NON indica da nessuna parte come misura “permessa” le 4 dita, ciò nasce dall’errata interpretazione dell’Art. 80 TULPS che recita:

“Sono fra gli strumenti da punta e da taglio atti ad offendere, che non possono portarsi senza giustificato motivo a norma dell’art. 42 della Legge:i coltelli e le forbici con lama eccedente in lunghezza i quattro centimetri; le roncole, i ronchetti, i rasoi, i punteruoli, le lesine, le scuri, i potaioli, le falci, i falcetti, gli scalpelli, i compassi, i chiodi e, in genere, gli strumenti da punta e da taglio indicati nel secondo comma dell’art. 45 del presente regolamento.

Non sono, tuttavia, da comprendersi fra detti strumenti:

  1. a) i coltelli acuminati o con apice tagliente, la cui lama, pur eccedendo i quattro centimetri di lunghezza, non superi i centimetri sei, purché il manico non ecceda in lunghezza centimetri otto e, in spessore, millimetri nove per una sola lama e millimetri tre in più per ogni lama affiancata;
  2. b) i coltelli e le forbici non acuminati o con apice non tagliente, la cui lama, pur eccedendo i quattro centimetri, non superi i dieci centimetri di lunghezza.”.

ora, considerando che “4 dita” misurate nella parte delle falange in una mano di un uomo di costituzione media sono circa 6 cm…svelato l’arcano delle “4 dita”. (tutti di corsa con i righelli a misurarsi le falangi)

Tuttavia ci ha pensato la legge 110/75 a abrogare la misura dei 6 cm di lama considerando indistintamente Il coltello come arma impropria, ad eccezione delle lame classificate come armi.

In definitiva se ad un controllo delle forze di polizia vi dovessero trovare con un coltello, bisogna che:

  • Abbiate un giustificato e dimostrabile motivo!
  • Sia riposto in un luogo NON facilmente raggiungibile in modo da non renderne immediato l’uso.
  • Sia sufficientemente chiuso in modo da non renderne immediato l’uso
  • Considerare sempre che un agente di controllo DEVE pensare che la persona che sta controllando è in malafede, per cui sta a voi dimostrare in modo incontrovertibile il contrario.

Spero che queste poche righe siano di spunto di riflessioni e…. perché no di dibattito.

Krav maga perchè….

Credo fermamente che la vita dia a tutti l’opportunità di vivere delle esperienze di ogni genere…esperienze atte a rendere ognuno di noi, quanto più consapevole e completo possibile negli svariati ambiti e campi che la vita comprende………partendo da questo mio principio etico di affrontare la vita posso dire che è proprio per questo, che il voler praticare volontariamente Krav Maga.
E’ una delle scelte di questa vita di cui SO’ che mi pentirò davvero difficilmente di aver intrapreso e portato avanti ,appunto per la possibilità che il Krav maga, dona a chi lo pratica una svariata quantità di esperienza che arricchisce molto SE SI E’ DISPOSTI AD IMPARARE.
Le motivazioni per cui ho voluto scegliere il Krav maga sono in realtà davvero molteplici: un pò per indole o richiamo/bisogno naturale nell’essere preparati e “addestrati” rispetto al mondo esterno, questi anni non sono dei più pacifici e sereni, inoltre il fatto in base a quanto apprendo ogni giorno sembra si tratti di uno stile di lotta con principi risolutivi quasi immediati in momenti in cui si dovessero presentare situazioni pericolose;

Preferisco conoscere il Krav maga senza mai aver bisogno di sfruttarlo, che avere estrema necessità di uscire da pericoli reali e non conoscere nemmeno l’esistenza di questa disciplina;

A mio parere quindi parliamo di uno stile molto pratico, essenziale(nel senso di uno stile che va fin da subito al nocciolo della minaccia in questione, al fine di neutralizzarla del tutto negli immediati secondi successivi)…quanto efficiente e relativamente semplice da mettere in atto,in poche parole:ciò che fà per me.

Ogni giorno di pratica dona una piccola possibilità in più di resistere ad una situazione in strada…una preparazione e condizione mentale “oltre che fisica” che spesso farà la differenza in caso di aggressione reale. Oltre questi motivi il Krav Maga per me diventa sempre più uno stile di vita, da non scambiare con l’indole dell’essere violento e il piacere, l’impazienza di voler picchiare….ma l’essere pronto e preparato a difendere me stesso e la sicurezza di qualcun altro….SI.
Altri motivi per cui pratico Krav maga sono il fatto che personalmente vedo quest’attività come una valvola di sfogo dalle tensioni e pensieri giornalieri….cosi l’ora e trenta minuti di allenamento passata a sudare con il proprio gruppo diventa l’ora in cui ci si sente nel posto giusto al momento giusto…. perchè dentro me sento che si sta svolgendo un qualcosa di positivo per se stessi e non solo
Alla fine di questa mia riflessione consiglio di praticare il Krav Maga ancora prima che si presenti l’occasione spiacevole di dover attuare tali principi e tecniche ma trovandosi impreparati e non conoscendo la disciplina ovviamente..curando in salute il problema cercando di prevenirlo.

Seby Calanzone

Max Brooks – Manuale per sopravvivere agli zombi

Siete convinti che l’apocalisse zombiE arriverà presto?
Siete fan sfegatati di The walking dead?
Sognate ardentemente di essere Daryl Dixon e state già risparmiando per comprarvi la sua fantastica balestra?
La vostra collezione di DVD a tema rischia di seppellirvi e la vostra ragazza vi ha già dato l’ultimatum “scegli lei o me?” (e segretamente sperate che la fanciulla si tolga presto dai piedi?).
Bene, allora potete anche cliccare sulla X in alto e andare altrove.

Titolo: Manuale per sopravvivere agli zombi
Autore: Max Brooxs
 Editore: Einaudi
Data di pubblicazione:2003
Pagine:315
Isbn:978-99-06-21126-4
Prezzo: 12,50 euro

Un preambolo necessario per spiegare cosa NON è il libro di cui si parla:Manuale per sopravvivere agli zombi .
Chi è, intanto, l’autore? Max Brooks è un umorista americano, figlio della premiata coppia Mel Brooks e Anne Bancroft. Già premiato autore televisivo, ha deciso di regalare al mondo la sua incommensurabile saggezza, introducendo il lettore in un campo decisamente scottante.
Tutti conosciamo la terribile minaccia zombie. Si, le viscide e putride creature non morte che attaccano l’uomo a tradimento, infestando il mondo e conquistandolo a poco a poco. E’ possibile difendersi da questa orrida minaccia? Dando per scontata la loro esistenza, si.
Con un’incredibile serietà, Brooks presenta al lettore il perfetto manuale per difendersi dagli zombi e sopravvivere ad una loro eventuale invasione.
Tralasciando un piccolissimo particolare. Quale? Si, in effetti gli zombie non esistono. Ma non è questo il punto. Sebbene l’intento umoristico sia chiaro, quello che viene presentato nelle pagine di questo manuale è pur sempre una dettagliata guida alla sopravvivenza. Quella vera. Quella che si rende necessaria in caso di guerra o qualsiasi altra catastrofe che costringa l’uomo a mettere in discussione la propria esistenza.
Quindi, posto che l’utilità di comprare un manuale di difesa contro gli zombie sia dubbia, non lo è quella di leggere comunque il testo di Brooks.
Oltre a essere ben scritto ed esaudiente, è una lettura interessante per chi è interessato alla tematica zombie. La parte più utile al riguardo è l’ultima, che descrive una serie di attacchi zombi nella storia, descritti in maniera realistica. Personalmente, a lettura ultimata, mi sono sentita un attimo interdetta. Ricordando subito dopo che NO, non ci sono gli zombie, anche se Brooks è così bravo nel convincere il lettore del contrario.
Volete acquistarlo? In libreria non è semplicissimo da trovarlo. Io l’ho scovato in una grossa catena, seminascostro tra Osho e il Dalai Lama. No, non ho idea perchè lo avessero infilato proprio in quel punto. Ad ogni modo è più semplice trovarlo online e potete acquistarlo su Amazon.it

Tirando le somme, vale la pena la lettura? Assolutamente si, sia che siate appassionati di zombi, sia che vi interessi la sopravvivenza, sia che abbiate voglia di una lettura disimpegnata ma diversa dalle solite.
Silvia Causale (che assicura che nessuno zombie è stato maltrattato durante la stesura del post)