Krav Maga Catania – I nuovi corsi di Etna Defense System

Dopo il meritato riposo estivo si ricomincia.
Carichi e massicci cominciate a pulire guantoni, paradenti e caschetti ì, perchè ricominciano i corsi  di Etna defense system – Krav Maga Catania.
Si inizia con venerdì 4 settembre, ore 20:30-22:00 a Randazzo al centro fitness Kinesis in via Caporale Castiglione 9.
I corsi proseguiranno ogni venerdì con l’orario sopra indicato.
Martedì 8 settembre ore 20-30:22:00 Catania alla fight 360 in viale Mario Rapisardi 443.
I corsi proseguiranno martedì e giovedì con l’orario sopra indicato.
Domenica 27 settembre ore 9:00-12:00 Sigonella Etna shooting club SS 106 km 5,5.
I corsi proseguiranno ogni ultima domenica del mese con l’orario sopra indicato.
Per il corso ad Acireale alla O.M.C. in via Turchia 34 daremo informazioni più dettagliate in seguito
Per le novità: apertura corso di Krav Maga targato Etna defense System a Mascalucia (Catania)  presso Nuvole e Sale in via Etnea 306.
Nessuna scusa. Non dite “non lo sapevamo.”

Perchè combattere

L’umanità è violenta, inutile negarlo. Lo è sempre stata, lo dice la storia e ce lo dice la cronaca, ogni giorno: guerre, violenze, rapine, stalking, stupri.
D’altronde perché meravigliarsi, la nostra natura, la natura degli animali, del mondo intero e persino dell’universo è violenta: gli animali uccidono per sopravvivenza, la terra uccide con le sue catastrofi, i corpi celesti si scontrano e si distruggono ed esplosioni devastanti avvengono per dar vita a qualcos’altro. Certo l’uomo, data la sua intelligenza, il suo discernimento e la sua consapevolezza potrebbe scegliere di non essere violento. Molti ci riescono, almeno finché qualcosa non turba e scuote le loro menti. Altri a cicli regolari scelgono di essere violenti oltre ogni immaginazione (stadio). Quindi perché negare la natura violenta dell’uomo? Bisognerebbe piuttosto conviverci o meglio saperla gestire. Da qui nascono anche tutti i perché del diritto ad armarsi per potersi difendere e soprattutto il perché di chi vi parla a scegliere di addestrarsi alla difesa personale e al combattimento.
Allenarsi al combattimento, alla difesa personale con il krav maga, nello specifico, ci da quei requisiti di base per non soccombere ad una aggressione o almeno ad essere sereni di aver fatto tutto quello che si poteva umanamente fare “so you may walk in peace” (IMI).
In più da una valvola di sfogo alla violenza repressa in ogni singolo essere umano. Potersi allenare costantemente, in un ambiente sano e sicuro, quale la palestra o altri siti idonei, da la possibilità di: imparare a difendersi, gestire la rabbia, scaricare quella repressa. Da non sottovalutare la forma fisica che ne beneficia alquanto e le amicizie che possono nascere, perché “Non conosci bene una persona finché non ci combatti” (Seraph).
Il sottoscritto ha scelto e sceglie ogni giorno di allenarsi al krav maga e al combattimento in generale (Grappling e altro) perché lo ritiene indispensabile ad una salutare e pacifica vita nella società!

Aldo Montalto

Spray al peperoncino, illusione o realtà?

Ciò che riporto sotto è una richiesta reale.
Tempo fa, infatti, mi si avvicina un’amica:
Lei: Puoi procurarmi un anello da difesa?
Io: Cosa? Perché?
Lei: Sono stata aggredita….tu hai tutta quella ferraglia che credo possa aiutarmi a risolvere certi problemi (si riferiva al kubotan ed all’urbanpal che portavo con me..)

Quando ho cominciato capire ho cercato di spiegarle che potrà uscire anche con un M4 sotto braccio ma che innanzitutto dovrebbe cambiare la propria “mentalità” lavorando di più sull’aspetto psicologico e riprogrammando il proprio atteggiamento mentale e fisico.
Quello che ho ricevuto è stato un cordiale “va a quel paese”, come se non volessi aiutarla.
Alla fine le ho dato indicazioni su dove poteva trovare tutta la “ferraglia” desiderata.

Ora…duro da credere ma se non si è pronti a difendersi o non se ne abbia acquisito l’attitudine, non sperate che un oggetto per quanto letale, possa esservi di aiuto o sopperire all’istinto di sopravvivenza.
In giro ci sono persone che con kubotan, urbanpal o altri oggetti nati per la difesa personale si sentono (credono) più sicuri.
Non parliamo poi del mitico spray al peperoncino, buono per farsi due spaghetti e come condimento take away a parer mio.
Gli oggetti sopra descritti sono nati per aumentare la contundenza della reazione (essere più efficaci in caso di scontro per intenderci…) ma se non avete mai tirato un pugno, pensate che brandire un urbanpal possa esservi di aiuto?
Niente di più sbagliato anzi potrebbe essere controproducente…e non auguro a nessuno di confutare questa mia affermazione.
Avere un oggetto (arma) non vi fa un super eroe se non avete l’attitudine al combattimento.
Avere in borsa il vostro spray al peperoncino non vi serve a niente se non avrete la freddezza di tirarlo fuori, puntare e premere. Avete idea di come si perde la capacità coordinativa sotto stress? E’ una domanda rivolta a chi non ha mai vissuto certe situazioni o abbia mai fatto arti marziali.

Perciò se proprio volete comprare lo spray al peperoncino…portatevi dietro pure olio, sale, aceto per farvi un’insalata, almeno non avrete buttato inutilmente via i soldi.

La cosa vale anche per chi crede che avere un’arma da fuoco possa aiutarlo senza avere perfettamente consapevolezza di ciò che fa. Credo sia chiaro e limpido il mio parere sul controllo delle armi e sulla difesa personale con armi da fuoco. Sta di fatto che possedere un’arma e aver fatto “due tiri” al poligono non mette la persona in condizione di saper usare la pistola in condizioni “reali” rendendosi invece un facile bersaglio, poiché oltre al senso di falsa sicurezza, non si avrà la capacità gestionale dello stress. La dimostrazione di ciò sta nel numero di vittime che cercano di reagire impugnando la propria pistola finendo invece stesi a terra e con la speranza di una rapida ambulanza.
Seguire un corso di difesa personale/arti marziali aiuta nella gestione dello stress che si sviluppa durante un’aggressione, cosa molto più importante rispetto a possedere un oggetto utile (?) per difendere la propria incolumità.
Per questo al posto di entrare in un’armeria cercando “ferraglia” inutile, che vi creerà solo un falso senso di sicurezza, imparate a gestire il panico e lo stress magari iscrivendovi a un corso di difesa personale.
(P.S. se poi è un corso di krav maga dell’Etna defense system per noi è meglio 😉 )

Eventi – Spartan War – Randazzo 28/06/2015

L’estate si avvicina, le attività in palestra rallentano, ma Etna Defense System – Krav Maga Catania non si ferma mai!
Siamo lieti di annunciare un nuovo evento a tutti gli appassionati.
Pronti per mettervi alla prova?

Spartan War – Randazzo

kravmagacatania

Utilità e accessori – Paracord 550

Il paracord e i suoi utilizzi

Il Paracord è un cordino militare utilizzato per la produzione di paracadute durante la seconda guerra mondiale. E’ di elevata resistenza ed è formato da un involucro esterno e da sette fili intrecciati singolarmente per una resistenza totale di 250Kg (550 libbre).

Questo particolare cordino trova impieghi molto vari in diversi campi tra cui l’outdoor, dalla creazione di tiranti per la tenda, filo per stendere, trappole o semplicemente per legare qualcosa in modo da non perderla.

Rispetto a un cordino per cosi dire “normale” non ha parecchia differenza, tuttavia l’elevata resistenza alla trazione e la versatilità con la quale si creano oggetti tipo bracciali, collanine e portachiavi , ne fanno un “must” tra gli appassionati  di escursionismo.

Un bracciale può essere composto con quasi tre metri di paracord, unendo perciò l’utilità di avere un oggetto da indossare e la possibilità di portarsi dietro 3 metri di corda.

Oltre i bracciali possono essere realizzati cinture, portachiavi, cinturini per orologi e rivestimenti di vario genere.

immagine articolo paracordUltimamente mi sono cimentato nella creazione di una cinghia per AK47, (quella in foto) con quasi 20 m di paracord con disegno “ camo. Certo, avrei potuto comprarla ma devo dire che si prova una bella soddisfazione a creare un oggetto bello e funzionale dal nulla.
L’acquisto del  Paracord può essere fatto tramite Amazon dove si trova’ampia gamma di colori e quantità di paracord e per i più pigri c’è anche la possibilità di acquistare bracciali già confezionati. In alternativa lo potete trovare in una qualsiasi armeria e in molti negozi di articoli sportivi o outdoor, venduto a rotoli già tagliati, oppure a metraggio.

 

Alberto Bertino

Krav Maga Catania – La mia arte è migliore

Le arti marziali: una nessuna e centomila

Non so neanche quanti stili e denominazioni di arti marziali esistano. Ci sono sistemi “aperti”, arti marziali classiche, sport da combattimento etc.etc.

Ogni giorno qualcuno mi chiede se conosco uno stile con un nome indiano impronunciabile, oppure se ho sentito parlare della segreta arte dell’amemesakasà etc. Sono tutte talmente segrete che non possono essere divulgate, anche se per darmi indicazioni mi mostrano un segreto filmato su Youtube.

Ovviamente la mistica e segreta arte dell’amemesakasà è migliore di qualunque altro sistema, e se chiedi a tutti i praticanti delle diverse discipline, ti diranno tutti la stessa cosa: “La mia arte è migliore” vuoi per i filmati su Youtube, vuoi perché “mio cugino una volta mi ha detto che ha ucciso tre persone perché ha fatto quattro mesi di karajukido e tre di k-arakiri”.
Ognuno disprezza l’operato degli altri esaltando il proprio (cosa peraltro fatta anche tra istruttori della stessa disciplina)

Credo che un uomo sia fatto da due braccia, due gambe e (optional) da un cervello. Non credo che esistano dei vangeli dogmatici in cui siano scritti in modo univoco le arti marziali e il modo di applicarle.
Purtroppo o per fortuna viviamo in un’epoca, dove il confronto fisico e la “sfida” fra stili non si pratica più e neppure si ha modo di conoscere la reale utilità in caso di scontro.

Credo pertanto che la miriade di stili siano frutto d’interpretazione e adeguamenti personali a tecniche trasmesse da qualcun altro. Cosa corretta poiché ciò che può essere funzionale a un individuo può essere totalmente inefficace per un altro.

La cosa migliore quindi sarebbe cercare di praticare più stili possibili, con l’umiltà di voler ricevere insegnamenti senza stravolgere ciò che fino allora si è appreso se non aggiungendo metodi e tecniche diverse al proprio bagaglio e cercando di studiare e migliorare ciò che si conosce.

In anni di pratica marziale l’insegnamento migliore che ho ricevuto recita cosi:

“Su dieci insegnanti di Krav Maga che incontrerete troverete altrettanti metodi e tecniche su uno stesso scenario e tutti avranno la pretesa, reale o presunta di essere efficaci.
Ai vostri allievi, allora, più che trasmettere una tecnica dovete dare un principio, lavorare sull’aspetto psicologico, lasciarli sperimentare e trovare da soli le strategie a loro più congeniali”.

Nel Krav Maga come nella vita, questo è un principio cardine per risolvere tutte le situazioni: trovare la strada anche sbagliando. Credo sia meglio questo, più che impostare una rigida struttura tecnica.
Questo mi porta a credere che non esista l’arte suprema se non quella coltivata in modo “personale” e che un buon insegnante sia quello che lascia ragionare i propri studenti senza scadere nel nozionismo.

Alberto Bertino

Into the wild – L’abbandono della civiltà

La storia di Chris McCandless

“Non dovremmo negare che l’essere nomadi ci ha sempre riempiti di gioia. Nella nostra mente viene associato alla fuga da storia, oppressione, legge e noiose coercizioni, alla liberà assoluta, e la strada porta sempre a Ovest.”

Chris McCandless

Alzi la mano chi non ha mai pensato di abbandonare tutto. Casa, lavoro, la noiosa routine, per riscoprire se stessi lontano dalla civiltà. Solo in pochi però lo fanno realmente e, chi veramente riesce appartiene a quella schiera di coraggiosi che davvero hanno avuto il coraggio di lasciare la comoda vita cittadina per non farvi più ritorno.
Chris McCandless è stato tra questi e la sua storia è stata raccontata da Jon Krakauer nel libro Into the wild, successivamente poi trasposto nel bellissimo film di Sean Penn dal titolo omonimo.
La pellicola riprende molto fedelmente il libro di Krakauer ed è costruito con un taglio piuttosto documentaristico.  A narrare la storia è principalmente Carine McCandless, interpretata dalla bravissima Jena Malone (Johanna Mason in The hunger games)

La trama

Americano, di estrazione borghese, Chris (Emile Hirsh) dopo la laurea abbandona volontariamente la famiglia, dona il suo denaro in beneficienza e parte per un viaggio senza ritorno, con l’Alaska come meta finale. Con se ha solo una macchina, pochi spiccioli e uno zaino. Il suo è un viaggio mistico e avventuroso insieme, nato dal un sentimento di oppressione e dalla voglia di abbandonare per sempre quel mondo che non sente più suo. La laurea conseguita con voti altissimi e la famiglia non riescono a farlo desistere, anzi è proprio quest’ultima ad averlo deluso sempre di più. Unico familiare veramente amato è la sorella Carine , voce narrante della pellicola.
Chris parte, incontra numerose persone che lo aiuteranno nel suo cammino, si libera della macchina e viaggia in autostop. Prova a rientrare nel mondo ma senza risultati e decide quindi di proseguire verso la tanto sognata Alaska. Con poche provviste, si avventura nel Denali National Park, trovando un bus abbandonato che elegge a sua dimora.chris2 Ha raggiunto l’Alaska, dove vivrà in solitudine per alcuni mesi, finchè non troverà la soluzione finale alla sua eterna inquietudine

“la felicità è reale solo se condivisa.”

Il finale è quello che realmente ci si può aspettare. Non parliamo di un filmetto d’avventure dove tutto è gioia e dove gli orsi diventano nostri amici, ma di una storia reale e struggente di vita vissuta.
Le critiche a McCandless sono state molte, così come le accuse di essere stato facilone e di non essersi preparato adeguatamente ad un viaggio verso una terra inospitale come l’Alaska.
Allontanandosi dal tema dell’inquietudine morale e sociale del giovane McCandless, quello che risalta è il discorso sulla sopravvivenza in ambiente ostile, che tante volte viene affrontata in maniera sin troppo semplicistica. Quello che chiunque voglia avventurarsi dovrebbe ricordare, è che la natura è del tutto indifferenze ai bisogni umani. Non ci odia, non ci ama, semplicemente ci ignora. Un territorio ostile ha bisogno di esperti e il desiderio di solitudine non sempre può realmente essere messo in pratica. L’uomo è un animale sociale e da solo non può sopravvivere.

Se si vuole appronfondire la conoscenza, si possono consultare diverse fonti, tra cui il sito dedicato a Chris e curato personalmente da Carine: http://www.carinemccandless.com/
Se siete interessati, consiglio di procurarsi sia il film che il libro di Krakauer, molto semplice da seguire ed essenziale nella sua narrazione.
John Krakauer – Nelle terre estreme
Into The Wild – Nelle Terre Selvagge (Disco Singolo)

Silvia Causale

Le armi non sono colpevoli

Innanzitutto vogliamo sottolineare la vicinanza ai parenti delle vittime del tribunale di Milano, non come espressione “politically correct” bensì come persone che sanno benissimo ciò che significa la perdita improvvisa di un parente, amico e familiare.
Comprendiamo anche il dolore di una madre che si vede privata del proprio figlio in modo cosi violento ed inaspettato.
Non possiamo però condividere talune affermazioni relativamente agli attacchi ai possessori di armi.  Alcune di esse lasciano rabbia e frustrazione a chi le legge, specie se si viene accostati all’immagine collettiva di un pazzo omicida che non merita comprensione o attenuanti.

Vogliamo però fare alcune precisazioni.

Un pazzo entra in un tribunale e spara. La colpa di chi è? Della pistola legalmente detenuta.
Il governo come risponde? Regole più severe per i REGOLARI possessori di armi.
Ovviamente non ha responsabilità chi, nonostante il soggetto fosse pregiudicato, riconosciuto mentalmente instabile e pericoloso, gli rilascia il porto d’armi o chi dovrebbe garantire la sicurezza di un luogo pubblico come un tribunale. La colpa è solo della pistola e del soggetto che ha sparato. Siamo d’accordo che a monte bisogna fare una selezione dei permessi per l’acquisto di un’arma.

Quello che non si capisce è perché dovrebbe accadere, soprattutto se dalla presentazione al rilascio del porto d’armi è passato più di un anno, si sono superati tutti i controlli medici, la persona sia incensurata e in famiglia non ci siano soggetti pericolosi.
Ora o il sistema giudiziario sceglie a caso soggetti su cui mostrare l’efficacia (su di me ad esempio), oppure come ogni cosa in Italia si cerca di colpire l’anello debole per mostrare l’impegno profuso ma lasciando irrisolto il problema.
Visto che le automobili uccidono più delle armi perché non mettere al bando le automobili? E qui tutti a pensare “un’automobile nasce con uno scopo diverso dell’uccisione di un essere vivente, le armi no”.

Vorrei ricordare che “qualunque oggetto usato impropriamente può diventare un’arma”. Il mettere al bando pistole, fucili e carabine non faranno certo diminuire omicidi, stupri e rapine, semmai spingerà i malintenzionati a trovare metodi alternativi.

Alberto Bertino

Sopravvivenza e primo soccorso

Al giorno d’oggi si fa un gran parlare di sopravvivenza. Complici mille trasmissioni in Tv, film e telefilm di vario genere (The Walking Dead, stiamo parlando con te), il tema sta diventando molto dibattuto e, più volte mi è capitato di incontrare baldi giovanotti che chiedevano di corsi di sopravvivenza e simili.
Il fatto che se ne parli è sicuramente positivo, perché capita costantemente di parlare con persone che al racconto di escursioni sgranano gli occhi spaventati “no no, a me piacciono le comodità”.
Tuttavia non credo che “l’importante è che se ne parli” vada bene, almeno in questo caso. Sopravvivenza è un termine che ha un certo peso. Sopravvivere significa continuare la propria esistenza in condizioni avverse e, per riuscirci è necessaria una certa preparazione.
Fino a non molto tempo fa, quando la società non era così comodista, certe nozioni erano basilari ma sfido chiunque adesso a saper raccogliere erbe commestibili in campagna o accendere un fuoco in condizioni avverse. Forse se siete “personale specializzato” oppure avete i nonni appassionati raccoglitori, magari sapete farlo, ma la storia finisce qui.

Il punto è che si fa un gran discutere di corsi di sopravvivenza ma solo in pochi iniziano dalle basi. E’ troppo facile credersi piccoli Rambo e immaginarsi intenti a decapitare serpenti a morsi (lo faceva Rambo? Boh, è solo un esempio). Ma, invece di partire già come Bear Grylls de noartri, in genere io consiglio di iniziare da qualcosa di più semplice. Un esempio potrebbe essere un corso di primo soccorso. In ogni centro abitato se ne organizzano sempre. Eppure, quando provo a dare l’input, nessuno mi ascolta, come se un corso di primo soccorso fosse qualcosa declassante e poco utile.
L’utilità del primo soccorso è spesso sottovalutata. Si tende a trascurare che anche se si sono chiamati i soccorsi, il salvataggio di un infortunato spesso dipende dal pronto intervento di coloro che gli sono vicini.
Se poi parliamo di un contesto di sopravvivenza, in cui non è possibile raggiungere ospedali o comunque avere soccorsi, direi che sapere come agire è più che vitale.
Per questo motivo consiglio a chi veramente voglia dedicarsi al tema della sopravvivenza, di iniziare dalle basi. Non credo che saper accendere un fuoco sotto la pioggia o catturare scoiattoli con i lacci delle scarpe abbia priorità rispetto a saper compiere le manovre di BLS o medicare una ferita.

Per trovare i corsi più vicini a voi, potete rivolgervi a numerosi enti sia statali che privati. Ad esempio il corso di primo soccorso che sto frequentando io è stato organizzato dalla Misericordia di Catania e ha durata trimestrale. In giugno ne è stato organizzato uno concentrato solo sul BLS della durata di un giorno.

Quindi. Muoversi!!!

 

Silvia Causale

Corso istruttori Krav Maga Catania

Abbiamo il piacere di presentarvi una nuova iniziativa:

La ASD Etna defense system organizza il corso formazione istruttore Krav Maga. A fine corso si rilascerà diploma dell’ente di promozione sportiva ASC, valido a tutti gli effetti di legge.
Per le info:
www.ascsport.it
formazione@ascsport.it
etnadefensesystem@gmail.com
Tel: 3393363384-3408892386

 

kracorso