Krav Maga Catania – La mia arte è migliore

Le arti marziali: una nessuna e centomila

Non so neanche quanti stili e denominazioni di arti marziali esistano. Ci sono sistemi “aperti”, arti marziali classiche, sport da combattimento etc.etc.

Ogni giorno qualcuno mi chiede se conosco uno stile con un nome indiano impronunciabile, oppure se ho sentito parlare della segreta arte dell’amemesakasà etc. Sono tutte talmente segrete che non possono essere divulgate, anche se per darmi indicazioni mi mostrano un segreto filmato su Youtube.

Ovviamente la mistica e segreta arte dell’amemesakasà è migliore di qualunque altro sistema, e se chiedi a tutti i praticanti delle diverse discipline, ti diranno tutti la stessa cosa: “La mia arte è migliore” vuoi per i filmati su Youtube, vuoi perché “mio cugino una volta mi ha detto che ha ucciso tre persone perché ha fatto quattro mesi di karajukido e tre di k-arakiri”.
Ognuno disprezza l’operato degli altri esaltando il proprio (cosa peraltro fatta anche tra istruttori della stessa disciplina)

Credo che un uomo sia fatto da due braccia, due gambe e (optional) da un cervello. Non credo che esistano dei vangeli dogmatici in cui siano scritti in modo univoco le arti marziali e il modo di applicarle.
Purtroppo o per fortuna viviamo in un’epoca, dove il confronto fisico e la “sfida” fra stili non si pratica più e neppure si ha modo di conoscere la reale utilità in caso di scontro.

Credo pertanto che la miriade di stili siano frutto d’interpretazione e adeguamenti personali a tecniche trasmesse da qualcun altro. Cosa corretta poiché ciò che può essere funzionale a un individuo può essere totalmente inefficace per un altro.

La cosa migliore quindi sarebbe cercare di praticare più stili possibili, con l’umiltà di voler ricevere insegnamenti senza stravolgere ciò che fino allora si è appreso se non aggiungendo metodi e tecniche diverse al proprio bagaglio e cercando di studiare e migliorare ciò che si conosce.

In anni di pratica marziale l’insegnamento migliore che ho ricevuto recita cosi:

“Su dieci insegnanti di Krav Maga che incontrerete troverete altrettanti metodi e tecniche su uno stesso scenario e tutti avranno la pretesa, reale o presunta di essere efficaci.
Ai vostri allievi, allora, più che trasmettere una tecnica dovete dare un principio, lavorare sull’aspetto psicologico, lasciarli sperimentare e trovare da soli le strategie a loro più congeniali”.

Nel Krav Maga come nella vita, questo è un principio cardine per risolvere tutte le situazioni: trovare la strada anche sbagliando. Credo sia meglio questo, più che impostare una rigida struttura tecnica.
Questo mi porta a credere che non esista l’arte suprema se non quella coltivata in modo “personale” e che un buon insegnante sia quello che lascia ragionare i propri studenti senza scadere nel nozionismo.

Alberto Bertino

Organizzazione e difesa

Oggi più che mai, con lo scenario che si profila, molti si chiedono se sia giusto tagliare le spese militari per far confluire fondi in altre attività.

Ho sempre pensato che “la conoscenza rende liberi”.  Questo significa che non si dovrebbero mai tagliare risorse  le destinate all’istruzione. Non intendo fare un articolo politico-ideologico, ma esprimere le mie idee su certi punti.

Partiamo delle considerazioni generali (ovvie per molti) per capire come il concetto di prevenzione, dissuasione e neutralizzazione si applichi a tutte le forme di conflitto:

Vivendo in un appartamento in centro, casa singola in periferia o villa in campagna si dovrà provvedere alla fornitura di tutti i beni di prima necessità (leggasi fare la spesa). I tempi e le modalità dipendono dai gusti, disponibilità e possibilità.

Chi avrà un piccolo appezzamento davanti casa magari coltiverà qualche ortaggio, risparmiando energie economiche e potendosi permettere altri investimenti. Ghi non ha questa possibilità acquisterà ciò di cui ha bisogno facendo una scala di priorità etc etc.
Ognuno secondo le modalità più congeniali provvederà al proprio sostentamento, cosi come uno stato dovrebbe dare la possibilità adognuno di soddisfare i bisogni della popolazione (leggasi lavoro) siano essi fisici (cibo, acqua ecc..) che intellettuali (libri, riviste ecc..)

Microeconomia o macroeconomia, si arriva sempre alla necessità di soddisfare dei bisogni…oggi diciamo anche qualche capriccio…ma questa è un’altra storia. Ora tutti i conflitti piccoli o grandi che siano, nascono dalla voglia di possedere un qualcosa che non ci appartiene. Da qui la mia idea che una buona organizzazione di difesa impedirebbe molte situazioni sgradevoli. Così cercherò di mostrare il parallelismo esistente nell’affrontare microconflitti e macroconflitti e come talune scelte possano ripercuotersi negativamente su chi le ha perpetrate.

Prevenzione:

L’uomo in quanto animale territoriale tende a difendere le scorte a lui necessarie ed il “suo” territorio. Qualsiasi cosa dicano i buonisti (e qui mi fermo nella loro definizione) in tutte le abitazioni esistono porte, inferriate e cancelli.  In alcuni i sistemi sono più sofisticati (guarda caso i “buonisti” hanno sempre i sistemi di allarme migliori). Tutti accorgimenti che usa per proteggere quello che gli è necessario.

Questi accorgimenti variano a seconda del posto dove si vive, casa isolata, condominio familiare. E’ indubbio, quindi, che si usino delle strategie difensive che dipendono dal contesto e dalla disponibilità; chi vive in un posto isolato userà delle strategie più complesse come telecamere, sensori di movimento, porte blindate ecc.. rispetto a chi magari vive in un contesto più tranquillo e “guardato”.

L’insieme delle strategie difensive possono essere considerate alla stregua delle forze armate di uno stato, marina, esercito, aereonautica, ma anche polizia.

Ora la mia domanda è: togliereste le porte dalla vostra casa permettendo a chiunque di entrare per risparmiare? Sembra un’affermazione ridicola ma il tagliare fondi alla difesa non equivale a questo? l’Italia è una penisola. Pensate che la flotta di difesa sia adeguata a difendere ¾ del territorio marittimo circostante? È corretto impiegare una forza di difesa, la marina appunto, che dovrebbe essere la più importane ed equipaggiata per effettuare operazioni umanitarie? Non voglio entrare in merito alla correttezza delle operazioni umanitarie ma solo sulla “destinazione” di una forza armata importante per la difesa in operazioni che non dovrebbero competere.

“Ai posteri l’ardua sentenza”

Dissuasione e neutralizzazione

Qualora un individuo entri in casa vostra armato e vi intimi di consegnargli tutti i vostri averi, cosa fareste? Ho sempre sostenuto che “evitare equivale a vincere” per cui con buona pace e pazienza se questo equivale a preservare l’incolumità di tutti, ben venga…

Un atteggiamento assertivo del tipo “prendi quello che voi ma poi vattene”, essere collaborativi ma non mostrarsi impauriti, è sicuramente l’atteggiamento migliore per affrontare queste situazioni.

Ma se dopo la rapina il malfattore di turno, armato e sotto stupefacenti volesse “intrattenersi in compagnia delle persone di sesso femminile della vostra famiglia?”, chi direbbe di “evitare”? Sareste disposti a lasciar perdere e vedere sotto gli occhi vostra moglie, figlia o altro parente subire una violenza e sareste ancora del parere che “bisogna evitare” e che avere o meno un’arma non servirebbe?

Avere e poter usare delle adeguate misure per fronteggiare una reale aggressione dissuade chiunque dal compiere azioni violente nei confronti del prossimo. Sapere che dall’altro lato c’è la possibilità che il tizio risponda al fuoco ha un effetto deterrente non indifferente. Ricordate sempre che l’aggressore sceglie sempre le sue vittime, la possibilità di un’azione di risposta di pari o superiore entità, fa spostare l’attenzione dell’aggressore verso un bersaglio più semplice.

Ora visto i continui tagli come si può pensare di essere in grado di fronteggiare una eventuale aggressione/invasione a “casa nostra”? La storia mostra come un esercito dotato di mezzi e armi di alto potenziale non attaccherà un altro paese se non dopo attente valutazioni (vedasi USA – URSS) perché entrambi sanno i rischi a cui vanno incontro. Analogamente in un paese dove l’aggredito non è tutelato (ovviamente non l’italia) e dove chi per difendersi può usare tutti i mezzi si instaurerebbe una sorta di strategia della tensione che impedirebbe molti atti violenti ed aggressivi.

Sia chiaro non si potranno mai a parer mio eliminate totalmente gli atti violenti e le aggressioni, come non si elimineranno mai le guerre a causa dell’atteggiamento umano. Semmai con alcune “considerazioni” potranno essere diminuite.

Le figure della pecora, lupo e cane da pastore descritte dal colonello Grossman sono sempre attuali e ricorrenti, e purtroppo incancellabili.

Delegittimare ed Indebolire la figura del cane da pastore equivale a rendere il gregge facile preda di famelici lupi, quando la figura del cane da pastore viene meno, le pecore hanno due scelte: subire o reagire difendendosi da sole.

Le armi non sono colpevoli

Innanzitutto vogliamo sottolineare la vicinanza ai parenti delle vittime del tribunale di Milano, non come espressione “politically correct” bensì come persone che sanno benissimo ciò che significa la perdita improvvisa di un parente, amico e familiare.
Comprendiamo anche il dolore di una madre che si vede privata del proprio figlio in modo cosi violento ed inaspettato.
Non possiamo però condividere talune affermazioni relativamente agli attacchi ai possessori di armi.  Alcune di esse lasciano rabbia e frustrazione a chi le legge, specie se si viene accostati all’immagine collettiva di un pazzo omicida che non merita comprensione o attenuanti.

Vogliamo però fare alcune precisazioni.

Un pazzo entra in un tribunale e spara. La colpa di chi è? Della pistola legalmente detenuta.
Il governo come risponde? Regole più severe per i REGOLARI possessori di armi.
Ovviamente non ha responsabilità chi, nonostante il soggetto fosse pregiudicato, riconosciuto mentalmente instabile e pericoloso, gli rilascia il porto d’armi o chi dovrebbe garantire la sicurezza di un luogo pubblico come un tribunale. La colpa è solo della pistola e del soggetto che ha sparato. Siamo d’accordo che a monte bisogna fare una selezione dei permessi per l’acquisto di un’arma.

Quello che non si capisce è perché dovrebbe accadere, soprattutto se dalla presentazione al rilascio del porto d’armi è passato più di un anno, si sono superati tutti i controlli medici, la persona sia incensurata e in famiglia non ci siano soggetti pericolosi.
Ora o il sistema giudiziario sceglie a caso soggetti su cui mostrare l’efficacia (su di me ad esempio), oppure come ogni cosa in Italia si cerca di colpire l’anello debole per mostrare l’impegno profuso ma lasciando irrisolto il problema.
Visto che le automobili uccidono più delle armi perché non mettere al bando le automobili? E qui tutti a pensare “un’automobile nasce con uno scopo diverso dell’uccisione di un essere vivente, le armi no”.

Vorrei ricordare che “qualunque oggetto usato impropriamente può diventare un’arma”. Il mettere al bando pistole, fucili e carabine non faranno certo diminuire omicidi, stupri e rapine, semmai spingerà i malintenzionati a trovare metodi alternativi.

Alberto Bertino

Gare e krav maga – un grosso nonsenso

Più tempo passa e sempre di più sono gli eventi organizzati come gare di krav maga.
La formula proposta (almeno quella che conosco io) è quella “individuale o a squadre” in cui uno o più persone eseguono ciò che spacciano per “tecniche letali”, con maestria ed eleganza tanto da ricordare i ballerini di danza, qui statta la prima domanda: “come fai a dimostrare una tecnica letale”??.
Sia chiaro vedere le dimostrazioni, è una cosa piacevole nonché lodevole da parte di chi usa il tempo per organizzare tutto. Trovo che lo sforzo nel gestire le lezioni insieme con le prove della dimostrazione sia una cosa molto impegnativa per allievi e istruttori.
Ciò che non comprendo è il voler fare una gara di dimostrazioni, poichè di questo si tratta o gare sportive di combattimento.
Per onestà a chi si avvicina alla disciplina chiarisco che “se vuoi competere cerca un’altra disciplina”.
Chi vuole fare competizioni dovrebbe indirizzarsi verso la boxe, la lotta libera o le MMA solo per citarne alcune, discipline nate per la competizione perché prevedono un combattimento regolamentato. Oppure cercare di praticare più discipline per rendersi conto di ciò che realmente cerca (cosa che anche a chi pratica da anni un solo stile. Praticare più discipline permette di avere un bagaglio tecnico più ampio e una mente più aperta), se qualcuno desidera partecipare a competizioni di lotta può orientarsi nelle discipline sopracitate o provarne altre MA NON DEVE SCEGLIERE IL KRAV MAGA!!
Il krav maga è nato per la difesa personale, non prevede competizioni, ne le sue tecniche sono “sportive” (dita negli occhi, calci ai genitali e morsi….non mi sembrano tanto sportive….), forse potrà essere antieconomico insegnarlo rispetto alle discipline che prevedono competizioni. Tuttavia, se si sceglie una via bisogna perseguirla senza cercare capziosi sotterfugi commerciali al fine di tenersi un possibile allievo (leggasi pollo da spennare), propinando delle gare senza senso a cui l’allievo potrà partecipare e che una volta vinto il “primo posto” avrà la sua bella coppa/medaglia da incorniciare dove sarà scritto “primo posto campionato di krav maga”. Credo sarebbe stato più utile utilizzare il tempo impiegato a preparare la competizione nell’esercitarsi all’applicazione delle tecniche “sotto stress” ad esempio, e non impegnarsi in qualcosa che alla fine non ha costrutto.

Alberto Bertino

Gara sociale di tiro con l’arco – Catania – Etna Shooting Club

Non di solo krav vive il kravist…ecco perchè ci piace occuparci anche di altro. Come ormai è scritto un po’ ovunque, il nostro proposito è di essere attivi a 360°, quindi che si tratti di scarpinare, lottare o accendere un fuoco sotto la pioggia (ok ora forse si esagera…), noi siamo sempre pronti.
Motivo per cui, la scorsa domenica ci siamo impegnati in una nuova esperienza.
Presso il poligono Etna Shooting Club, che ha avuto la gentilezza di ospitare questa mandria di matti, si è tenuta la prima gara sociale di tiro con l’arco di Etna Defense System.
Organizzata dai nostri master Alberto e Aldo, è stata una giornata all’insegna del divertimento e della sana competizione.
Nessuno di noi era esperto. Anzi alcuni non avevano mai teso un arco ma era proprio quello il proposito. Imparare qualcosa, divertirsi e conoscere i diversi componenti del gruppo. Allenandosi in diverse palestre, non capita spesso di incontrarsi ed ecco perchè è tanto importante creare occasioni in cui ci si può riunire e cementare ancora di più la “famiglia”.

Tornando alla giornata per novelli Robin Hood, siamo stati aiutati da un tempo splendido (maniche corte a iosa) che ha permesso di svolgere tutto alla grande.

Prima un’oretta di basi e poi via alla gara, con risate, frecce che misteriosamente tornavano indietro (alieni? Campi di forza?) e la “dura” sfida (ma va…) tra i vincitori.
Primo premio: Nino Messina
Secondo premio: Luca Scalabrini
Terzo premio: Enrico Munforte

I tre Guglielmo Tell del ventunesimo secolo si sono aggiudicati  tre buoni acquisto per un noto negozio di articoli sportivi perchè si sa, la gloria va bene ma un premio tangibile è anche meglio.

Degno finale della giornata la nostra consueta grigliata mista, perchè va bene lo sport ma anche la  pancia reclama la sua battaglia.

(Per le foto della giornata, cliccate sulla nostra pagina Facebook )

Ad maiora semper!

Silvia Causale

Tiro e difesa IDC

 

Per chi come me si accinge da poco ad entrare nel mondo del tiro con armi da fuoco, una delle componenti fondamentali è lo studio.

Si perché dietro il semplice “premere il grilletto” c’è dietro una vera e propria scienza e non parlo solo del mero fenomeno chimico della combustione della polvera dentro il bossolo, ma un vero e proprio studio inerente a tipologia di polvere, alla correlazione con il peso e tipologia della palla, velocità,  calibro alle angolazioni di tiro, posizioni di tiro ed esercizi specifici etc… etc…roba da far impallidire premi Nobel per la fisica.

Come di consueto, quando inizio una nuova attività è mia abitudine una panoramica dei testi inerenti all’argomento e l’acquisto di questi. Per cui oltre alla pratica regolare al poligono ho acquistato su suggerimento di un amico il testo Tiro e difesa IDC la via Israeliana.

Il libro è scritto da un istruttore di krav maga e tiro, specializzato in Israele e da una panoramica generale delle nozioni base di tiro Istintivo per difesa e combattimento (IDC), norme di sicurezza nel maneggio delle armi e la scelta del calibro per la difesa personale.

A mio parere il testo offre un’attenta e precisa analisi dell’aspetto psicologico del conflitto armato e disarmato, la migliore che abbia mai letto, con immagini, spiegazione delle implicazioni fisiologiche chiare e d’impatto.

Ammetto di essere un neofita nel mondo del tiro da difesa, tuttavia chi mi ha consigliato (BENISSIMO) questo libro è un istruttore di tiro dinamico vincitore di diversi tornei e praticante di krav maga…la sua opinione pertanto dovrà pur valere qualcosa….

Coltello – quattro dita o disinformazione?

Ho deciso di scrivere questo post poiché giorni fa in armeria (luogo di mia assidua frequentazione) ho sentito un acquirente di un coltello che esternava con il proprietario considerazioni inverosimili sulla possibilità di portarsi dietro l’attrezzo appena comprato, (un coltello a serramanico abbastanza notevole).
Ovviamente non ho preso parte alla discussione poiché non conoscevo l’acquirente del coltello e non volevo pertanto intromettermi. Non sono però riuscito a trattenere una timida risata quando ho sentito che come “giustificato motivo” adduceva il dover “tagliare il pane”.

Premetto che non sono un giurista, tutto ciò che scrivo l’ho preso da fonti giuridiche accessibili a tutti (leggasi internet, riviste di settore e libri) non di meno ho chiesto, commentato e discusso con appartenenti alle forze dell’ordine, avvocati penalisti e semplici appassionati.
Ciò che riporto è opinione condivisa e dettata anche dal semplice buonsenso:

 

Domanda: il coltello è un’arma o un attrezzo?

Risposta: il coltello è entrambe le cose, infatti può essere considerato, attrezzo o “arma bianca” o ancora in campo giudiziario anche “arma impropria” (qualunque oggetto il cui scopo di creazione non è l’essere un’arma ma che lo può diventare qualora se ne facesse un uso “improprio”)

Domanda: posso acquistare un coltello?

Risposta:si, si possono acquistare tutti i tipi di coltelli, per i coltelli ctalogati come “arma” (a scatto, doppio filo, baionetta ecc.. )bisogna avere licenza di acquisto rilasciata dalla questura e relativa denuncia, anche per collezionismo.

Domanda: Posso portare un coltello dietro?

Risposta: dipende!!(classica risposta italiana) puoi portare un coltello dietro se hai un “giustificato motivo” e per giustificato motivo non si contempla quello della difesa personale, tagliare pane, sbucciare frutta.

Precisiamo che stiamo considerando lame a punta acuminata, non  coltelli a punta arrotondata che si potrebbroe configurare come “arma impropria” in caso di uso…per cosi dire scorretto.

Per cui se ad un controllo vi trovano con un coltello è meglio che abbiate un giustificato motivo per avere un attrezzo/arma di questo tipo addosso (andate a cercare funghi nel bosco, o a caccia o in campagna per eseguire i lavori, ad una manifestazione di Aido ecc.. ecc..)

Domanda: posso trasportare un coltello?

Risposta: Il porto di un oggetto si configura come immediata disponibilità all’uso, il trasporto invece come spostamento da un ipotetico luogo di origine ad un luogo di destinazione senza per forza essere immediatamente disponibile. Purtroppo la legge non fa una netta e chiara differenza tra porto e trasporto indicando luoghi e modi dove si configura il porto ed il trasporto. Sicuramente il TRASPORTARE un coltello dall’armeria alla propria abitazione nell’abitacolo dell’auto senza fodero e sul sedile di fianco ne rende la situazione configurabile come porto. Se si trova nel cofano impacchettato e chiuso la situazione risulta differente.

Domanda: ma se ho un coltello inferiore alle 4 dita lo posso portare?

Risposta: La legge NON indica da nessuna parte come misura “permessa” le 4 dita, ciò nasce dall’errata interpretazione dell’Art. 80 TULPS che recita:

“Sono fra gli strumenti da punta e da taglio atti ad offendere, che non possono portarsi senza giustificato motivo a norma dell’art. 42 della Legge:i coltelli e le forbici con lama eccedente in lunghezza i quattro centimetri; le roncole, i ronchetti, i rasoi, i punteruoli, le lesine, le scuri, i potaioli, le falci, i falcetti, gli scalpelli, i compassi, i chiodi e, in genere, gli strumenti da punta e da taglio indicati nel secondo comma dell’art. 45 del presente regolamento.

Non sono, tuttavia, da comprendersi fra detti strumenti:

  1. a) i coltelli acuminati o con apice tagliente, la cui lama, pur eccedendo i quattro centimetri di lunghezza, non superi i centimetri sei, purché il manico non ecceda in lunghezza centimetri otto e, in spessore, millimetri nove per una sola lama e millimetri tre in più per ogni lama affiancata;
  2. b) i coltelli e le forbici non acuminati o con apice non tagliente, la cui lama, pur eccedendo i quattro centimetri, non superi i dieci centimetri di lunghezza.”.

ora, considerando che “4 dita” misurate nella parte delle falange in una mano di un uomo di costituzione media sono circa 6 cm…svelato l’arcano delle “4 dita”. (tutti di corsa con i righelli a misurarsi le falangi)

Tuttavia ci ha pensato la legge 110/75 a abrogare la misura dei 6 cm di lama considerando indistintamente Il coltello come arma impropria, ad eccezione delle lame classificate come armi.

In definitiva se ad un controllo delle forze di polizia vi dovessero trovare con un coltello, bisogna che:

  • Abbiate un giustificato e dimostrabile motivo!
  • Sia riposto in un luogo NON facilmente raggiungibile in modo da non renderne immediato l’uso.
  • Sia sufficientemente chiuso in modo da non renderne immediato l’uso
  • Considerare sempre che un agente di controllo DEVE pensare che la persona che sta controllando è in malafede, per cui sta a voi dimostrare in modo incontrovertibile il contrario.

Spero che queste poche righe siano di spunto di riflessioni e…. perché no di dibattito.

Krav maga perchè….

Credo fermamente che la vita dia a tutti l’opportunità di vivere delle esperienze di ogni genere…esperienze atte a rendere ognuno di noi, quanto più consapevole e completo possibile negli svariati ambiti e campi che la vita comprende………partendo da questo mio principio etico di affrontare la vita posso dire che è proprio per questo, che il voler praticare volontariamente Krav Maga.
E’ una delle scelte di questa vita di cui SO’ che mi pentirò davvero difficilmente di aver intrapreso e portato avanti ,appunto per la possibilità che il Krav maga, dona a chi lo pratica una svariata quantità di esperienza che arricchisce molto SE SI E’ DISPOSTI AD IMPARARE.
Le motivazioni per cui ho voluto scegliere il Krav maga sono in realtà davvero molteplici: un pò per indole o richiamo/bisogno naturale nell’essere preparati e “addestrati” rispetto al mondo esterno, questi anni non sono dei più pacifici e sereni, inoltre il fatto in base a quanto apprendo ogni giorno sembra si tratti di uno stile di lotta con principi risolutivi quasi immediati in momenti in cui si dovessero presentare situazioni pericolose;

Preferisco conoscere il Krav maga senza mai aver bisogno di sfruttarlo, che avere estrema necessità di uscire da pericoli reali e non conoscere nemmeno l’esistenza di questa disciplina;

A mio parere quindi parliamo di uno stile molto pratico, essenziale(nel senso di uno stile che va fin da subito al nocciolo della minaccia in questione, al fine di neutralizzarla del tutto negli immediati secondi successivi)…quanto efficiente e relativamente semplice da mettere in atto,in poche parole:ciò che fà per me.

Ogni giorno di pratica dona una piccola possibilità in più di resistere ad una situazione in strada…una preparazione e condizione mentale “oltre che fisica” che spesso farà la differenza in caso di aggressione reale. Oltre questi motivi il Krav Maga per me diventa sempre più uno stile di vita, da non scambiare con l’indole dell’essere violento e il piacere, l’impazienza di voler picchiare….ma l’essere pronto e preparato a difendere me stesso e la sicurezza di qualcun altro….SI.
Altri motivi per cui pratico Krav maga sono il fatto che personalmente vedo quest’attività come una valvola di sfogo dalle tensioni e pensieri giornalieri….cosi l’ora e trenta minuti di allenamento passata a sudare con il proprio gruppo diventa l’ora in cui ci si sente nel posto giusto al momento giusto…. perchè dentro me sento che si sta svolgendo un qualcosa di positivo per se stessi e non solo
Alla fine di questa mia riflessione consiglio di praticare il Krav Maga ancora prima che si presenti l’occasione spiacevole di dover attuare tali principi e tecniche ma trovandosi impreparati e non conoscendo la disciplina ovviamente..curando in salute il problema cercando di prevenirlo.

Seby Calanzone

Prepping – preparazione o paranoia?

Nessuno desidera trovarsi in mezzo ad una catastrofe naturale (o stupidamente provocata da secoli di comportamento violento nei confronti del pianeta), ma purtroppo la natura non è cattiva…è solo indifferente ai bisogni dell’uomo. Vivo sulle pendici dell’Etna, un vulcano “buono” ma attivo. Non l’ho scelto io dove vivere..ci sono nato qui ma potevo nascere anche in Calabria, in Piemonte o a New York ma la natura nella sua stupenda e immensa potenza poteva decidere di “svegliarsi con la luna storta”, e farmi capire che in realtà sono solo un minuscolo essere. Un violento nubifragio, un’eruzione o un terremoto sono eventi possibili in tutte le parti del mondo ma tendiamo sempre a pensare che non ci riguardano. Uno tsunami riguarda solo il sud est asiatico, un terremoto il Giappone mentre una eruzione vulcanica solo l’Islanda. Sfortunatamente guardando al recente passato si capisce che le cose stanno in modo differente. Ora se un evento colpisce in modo improvviso e non ci dà la possibilità di “difenderci” c’è poco da fare ma se in qualche modo possiamo avere “una via di uscita” in che modo bisogna agire?? Siamo in casa e per qualche motivo bisogna allontanarsi velocemente da essa come ci comporteremo? come essere preparati? Ciò che segue sono considerazioni preliminari esistono blog, siti e corsi specializzati ma in futuro ritorneremo con altri articoli su questo argomento. Inizialmente per quanto spiacevole bisogna prendere coscienza che certi eventi possono capitare a tutti, noi compresi questo non significa vivere nell’ansia ma solo nella consapevolezza. Se questo dovesse avvenire cercate di prepararvi a essere indipendenti dagli aiuti esterni, questi potrebbero ritardare per qualche motivo per cui superata la prima fase acuta dove l’evento è in corso bisogna pensare al dopo INOLTRE NON BISOGNA SOSTITUIRSI AGLI OPERATORI DEL SETTORE POICHÉ SI RISCHIA DI AGGRAVARE UNA SITUAZIONE GIÀ DIFFICILE aiutare se possibile gli altri ma con criterio. Quindi Fare un piano iniziale potrebbe esserci di grande aiuto, per questo sarà sufficiente chiedersi per un determinato evento che può accorrere:

 

 

·         è più sicuro restare in casa o andarmene?

 

 Nel caso sia meglio restare in casa allora si dovrà avere a disposizione una certa quantità di cibo, acqua, vestiti e farmaci di interesse. Sembra banale ma se per qualche motivo le condutture idriche saltano, in casa non si ha una certa scorta di cibo e ho finito il mio spray per l’asma l’impossibilità di uscire in cerca di fonti per il sostentamento può rappresentare un grosso problema.

 

Nel caso in cui sia preferibile andarsene allora chiedersi:

 

·         Ho una dimora alternativa più sicura e facilmente raggiungibile?

 

Se la risposta è SI, bisogna solamente raggiungere l’altra casa dove dovranno trovarsi le scorte di acqua, cibo e medicine.

 

Se la risposta è NO consiglio la creazione di un Bug of Bag o zaino delle 72 ore, uno zaino che contiene il necessario per essere autonomi per un tempo minimo di tre giorni. Ciò che metterò sarà una scorta minima di acqua, cibo, vestiti e medicine di primo soccorso per avere una certa autonomia, (consiglio anche un’arma per la propria difesa..ritorneremo eventualmente in modo più approfondito sull’argomento) ovviamente bisogna considerare la necessità di avere un riparo alternativo e per questo bisogna chiedersi:

 

·         Cosa usare come “casa di emergenza”??

 

Anche qui non bisogna pensare come “Rambo” per cui immaginare di dover costruire una capanna di legno in mezzo ai boschi.. L’auto di famiglia è più che sufficiente come riparo improvvisato…basta portare delle coperte per la notte.

 

E via dicendo…

 

Questo è solo un primo articolo sull’argomento preparazione, ne seguiranno altri con informazioni più dettagliate E IL PIACERE DI UN RECIPROCO SCAMBIO DI INFORMAZIONI CON CHI È INTERESSATO ALL’ARGOMENTO, la cosa migliore è comunque immaginare, pensare e pianificare la risposta all’emergenza tenendo presente il contesto in cui si vive abitualmente, ma senza cadere in una sorta di paranoia ossessiva, essere preparati e consapevoli non significa vivere nell’angoscia.

Fisiologia e aggressione

Fisiologia e aggressione

 

La difesa da un’aggressione non si svolge mai in condizioni chiare, nitide e lineari.
Inoltre non sapremo anticipatamente quale sarà il terreno di scontro.

Serve poco imparare decine di tecniche in condizioni di calma e sempre sullo stesso terreno (in genere il campo aperto e libero della sala in palestra).
Se poi i fattori cruciali che determinano la sopravvivenza non vengono tenuti in considerazione.

Questi fattori sono sostanzialmente fattori psicofisici e strettamente legati allo Stress.

Per stress si intende la risposta fisiologica che il corpo e la mente hanno a seguito di un cambiamento, per cui lo stress non è per forza di cose una componente negativa ma semplicemente una “risposta” ad uno stimolo esterno.

In particolare l’intensità dello stress corrisponde all’attivazione di alcune funzioni del nostro organismo che può essere schematizzata in livelli, ognuno dei quali corrisponde un certo grado di efficienza fisica. Se aumentiamo le nostre capacità di effettuare manovre “di emergenza” ,diminuiamo o addirittura perdiamo la capacità delle manovre “di precisione. Di conseguenza risulta limitativo ai fini di uno scontro essersi allenati a colpire con precisione alcuni punti sensibili dislocati in poca superficie del corpo, a scapito di azioni veloci e dirompenti.

Per comprendere come lo stress influenzi la nostra capacità percettiva e la nostra difesa, facciamo un esempio estremizzato e forse poco probabile ma utile per capire i meccanismi fisiologici di risposta:

Sono per strada vicino a dei negozi, guardo le vetrine in cerca di un oggetto di interesse, sono calmo, rilassato e con la testa libera da ogni pensiero, sono in una cosiddetta zona bianca nessun pensiero, nessun timore.

Da lontano vedo due che discutono animatamente li osservo, ed entro in stato di allerta senza però entrare in panico, passo cioè da una zona bianca ad una gialla di vigile attenzione.

La mia frequenza cardiaca subisce un aumento poiché comincia ad entrare in circolo l’adrenalina. Il mio corpo percepisce stress, ma ancora non è pronto allo scontro.

Ritornando alla scena, causa forze maggiori non potendo cambiare strada, entro in contatto fisico con uno dei due, un involontario tocco o un’occhiata prolungata ed ecco che mi ritrovo uno dei due litiganti con l’intenzione di sfogare tutto su di me e con chiare intenzioni aggressive.

Il mio corpo reagisce aumentando la frequenza cardiaca, è pronto a sferrare colpi veloci e potenti o a scappare velocemente. La mente è capace di elaborare pensieri molto rapidamente, e percepisce tutto con straordinaria lucidità ma perde la motricità fine, la capacità di coordinazione complessa.
Si passa dalla zona di stress gialla alla zona rossa, dove il corpo è in una postura simmetrica, la testa incassata tra le spalle ed i muscoli contratti pronti a scattare.
Se l’azione non si interrompe o non so gestire la situazione allora lo stress aumenta e passo dalla zona rossa alla zona nera dove si perdono quasi tutte le abilità motorie, l’udito risulta inibito, la vista si annebbia, il senso del tempo viene distorto e la percezione del dolore si annulla. Si entra nella fase di panico dove si resta pietrificati e in balia del mio aggressore.

Le implicazioni dello stress nel combattimento risultano perciò molteplici, critiche e differenti ; ogni zona ha le sue conseguenze e porta ad azioni più o meno opportune, poiché ognuno ha una percezione e gestione dello stress diversa .

A conclusione nella pratica della difesa personale lo studio degli effetti stressanti deve essere una componente fondamentale, lo stress può essere Prevenuto, Gestito e Rielaborato grazie ad un opportuno allenamento e alla diversificazione dell’addestramento in funzione del soggetto, ignorare o non dare la giusta importanza agli effetti sopracitati, equivale a non avere un’adeguata preparazione al combattimento.