Sei oggetti utili per la difesa personale di cui non sospetteresti mai l’efficacia

Le armi improvvisate

Una parte poco allenata ma molto importante della difesa personale è quella relativa alle cosiddette armi improvvisate. Vuoi perché si attribuisce più enfasi al combattimento fisico, in virtù dei benefici che si ottengono. Vuoi per la difficoltà a reperire oggetti di allenamento che “somigliano” a armi improvvisate, senza però produrne gli effetti lesivi. L’allenamento è per la maggior parte rivolto al combattimento disarmato o con armi classiche.
Tuttavia in caso di aggressione reale l’uso di un comune oggetto come arma può fare la differenza. Un oggetto contundente potrà tranquillamente azzerare differenze fisiche enormi.20160629_171329-1
Sotto riportiamo una serie di oggetti che con opportuni accorgimenti possono essere usati come armi a corta distanza in caso di aggressione. Oltre a quelli sotto riportati esistono altri comuni attrezzi che sapientemente usati possono rivelarsi molto utili ed efficaci in caso di difesa da aggressione.
Precisiamo che il nostro intento è solo esplicativo/accademico, per cui decliniamo ogni responsabilità sull’uso scorretto delle seguenti informazioni sotto.

Lacca spray

Molto più economica, funzionale e “nascosta” del famosissimo spray al peperoncino. Se ne trovano di diverse dimensioni, adattabili alle comuni borse. Una spruzzata sul viso dell’aggressore seguita da un calcio o un altro attacco per ottenere il vantaggio della fuga, si è spesso rivelata una strategia vincente.

Monetine

Oltre al classico utilizzo in macchinette per il caffè e merendine varie, monetine piccole o grandi potrebbero essere utili strumenti in caso di aggressione. Ad esempio, chi ha visto il film Il giustiziere della notte? In questa pellicola c’è un esempio calzante delle monetine come arma improvvisata. Il protagonista, infatti, usa un calzino pieno di monetine per colpire un gruppo di teppisti che lo stavano aggredendo. Si possono usare anche come oggetti proiettile sul viso dell’aggressore per distrarlo prima di sferrare un calcio e scappare.

Un uso inconsueto ma auspicabile sarebbe anche quello di liberarvi di grandi quantità monete da uno o due euro regalandole al sottoscritto, si accettano anche bonifici…

Chiavi/penna

Colpire con la punta di una chiave o penna il braccio dell’aggressore che ci tiene bloccati nella sua presa, risulta molto più efficace e veloce di qualunque tecnica di liberazione studiata. Utilizzare la punta di una chiave per colpire aumenta tantissimo l’effetto contundente di un qualsiasi colpo di mano, senza il rischio di possibili danni all’arto che sferra il colpo.

Ombrello

Un ombrello è un oggetto molto utile per la proprya protezione…soprattutto dalle piogge. Oltre l’uso canonico, esso potrà essere usato come un bastone per parare un attacco da coltello e/o tenere a distanza uno o più aggressori.

Zaino/borsa

Uno zaino/borsa si presta bene come scudo contro eventuali attacchi di coltello/bastone ed è altrettanto efficace come arma per aumentare l’efficacia dei colpi.

Pettine/spazzola rigida

Oggetto quasi immancabile dentro una borsa femminile. Si sfrutta l’azione tagliente dei denti rigidi del pettine. Essi “strisciati” sulla pelle di un aggressore sono capaci di produrre lacerazioni di media entità, utili per ottenere quel tanto sospirato vantaggio per mettersi in salvo.

Con un po’ di fantasia (o istinto di sopravvivenza) ogni oggetto potrà risultare utile per la difesa personale…sottolineo “difesa”.

Alberto Bertino

Spray al peperoncino, illusione o realtà?

Ciò che riporto sotto è una richiesta reale.
Tempo fa, infatti, mi si avvicina un’amica:
Lei: Puoi procurarmi un anello da difesa?
Io: Cosa? Perché?
Lei: Sono stata aggredita….tu hai tutta quella ferraglia che credo possa aiutarmi a risolvere certi problemi (si riferiva al kubotan ed all’urbanpal che portavo con me..)

Quando ho cominciato capire ho cercato di spiegarle che potrà uscire anche con un M4 sotto braccio ma che innanzitutto dovrebbe cambiare la propria “mentalità” lavorando di più sull’aspetto psicologico e riprogrammando il proprio atteggiamento mentale e fisico.
Quello che ho ricevuto è stato un cordiale “va a quel paese”, come se non volessi aiutarla.
Alla fine le ho dato indicazioni su dove poteva trovare tutta la “ferraglia” desiderata.

Ora…duro da credere ma se non si è pronti a difendersi o non se ne abbia acquisito l’attitudine, non sperate che un oggetto per quanto letale, possa esservi di aiuto o sopperire all’istinto di sopravvivenza.
In giro ci sono persone che con kubotan, urbanpal o altri oggetti nati per la difesa personale si sentono (credono) più sicuri.
Non parliamo poi del mitico spray al peperoncino, buono per farsi due spaghetti e come condimento take away a parer mio.
Gli oggetti sopra descritti sono nati per aumentare la contundenza della reazione (essere più efficaci in caso di scontro per intenderci…) ma se non avete mai tirato un pugno, pensate che brandire un urbanpal possa esservi di aiuto?
Niente di più sbagliato anzi potrebbe essere controproducente…e non auguro a nessuno di confutare questa mia affermazione.
Avere un oggetto (arma) non vi fa un super eroe se non avete l’attitudine al combattimento.
Avere in borsa il vostro spray al peperoncino non vi serve a niente se non avrete la freddezza di tirarlo fuori, puntare e premere. Avete idea di come si perde la capacità coordinativa sotto stress? E’ una domanda rivolta a chi non ha mai vissuto certe situazioni o abbia mai fatto arti marziali.

Perciò se proprio volete comprare lo spray al peperoncino…portatevi dietro pure olio, sale, aceto per farvi un’insalata, almeno non avrete buttato inutilmente via i soldi.

La cosa vale anche per chi crede che avere un’arma da fuoco possa aiutarlo senza avere perfettamente consapevolezza di ciò che fa. Credo sia chiaro e limpido il mio parere sul controllo delle armi e sulla difesa personale con armi da fuoco. Sta di fatto che possedere un’arma e aver fatto “due tiri” al poligono non mette la persona in condizione di saper usare la pistola in condizioni “reali” rendendosi invece un facile bersaglio, poiché oltre al senso di falsa sicurezza, non si avrà la capacità gestionale dello stress. La dimostrazione di ciò sta nel numero di vittime che cercano di reagire impugnando la propria pistola finendo invece stesi a terra e con la speranza di una rapida ambulanza.
Seguire un corso di difesa personale/arti marziali aiuta nella gestione dello stress che si sviluppa durante un’aggressione, cosa molto più importante rispetto a possedere un oggetto utile (?) per difendere la propria incolumità.
Per questo al posto di entrare in un’armeria cercando “ferraglia” inutile, che vi creerà solo un falso senso di sicurezza, imparate a gestire il panico e lo stress magari iscrivendovi a un corso di difesa personale.
(P.S. se poi è un corso di krav maga dell’Etna defense system per noi è meglio 😉 )

Riflessioni di una praticante di Krav Maga

Krav Maga e riflessioni

 

Krav Maga, i miei come e i miei perché. Non è il fascino delle armi o di un combattimento di arti marziali, perché il mio interesse per le armi è puramente teorico, e oltretutto non ha nulla a che vedere con loro; i combattimenti sono belli e ipnotici, ma le arti marziali sono un’altra cosa.
Il mio come non mi soddisfa pienamente, perché per un motivo o per un altro non riesco ad avere una effettiva costanza e soprattutto sono molto lenta nell’imparare, anche per miei limiti di personalità.

 Delle diverse attività svolte durante le lezioni, tra tecniche di difesa, circuito distruggi-fiato, tecniche a terra, affinamento tecniche al sacco o con i colpitori, sparring e allenamento sotto stress, trovo utilissime ma altrettanto complicate le ultime due, almeno per me. 
Qui giungiamo pian piano al mio perché: sono il tipo di persona che, se si trova in una situazione di pericolo, rimane paralizzata; il panico e la paura mi bloccano invece di farmi reagire. 
Al di là dell’apprendimento tecniche, che sono utili e mirate al minor danno plausibile e non solo possibile di chi si difende, queste vengono messe in pratica in situazioni il più realistico possibile: liberarsi da una presa al collo, quando sai di stare provando le tecniche e hai tutta la calma e il controllo del mondo, è un conto. Liberarti mentre qualcuno più forte di te ti spinge fino a stringerti contro il muro della palestra, è un altro. Questo è quello che si deve fare per capire effettivamente cosa sia provarle sul campo (e certamente non è comunque come trovarsi realmente in mezzo ad una situazione del genere).
 L’allenamento sotto stress è sul serio stressante, pesante e a volte frustrante, prevede diversi step e ancora dopo tanto tempo mi trovo spiazzata e mentalmente impreparata, ma è esattamente ciò che serve per allenare la mente a reagire, a non subire passivamente, ma anche a saper mantenere il controllo, a gestire lo stress di brutte situazioni, a non buttarsi subito a capofitto se non c’è effettivo pericolo (certo questo per me non è problema visto che ho la situazione opposta) e a guardarsi le spalle.
 La miglior difesa è prevenire, valutare, non peggiorare la situazione. Ma se proprio la situazione è pericolosa e non c’è via d’uscita, a fare il possibile per mantenere la propria incolumità. Ecco il perché pratico Krav Maga.

Agata Causale

In previsione della festa delle donne

L’articolo che segue è stato scritto da una donna per le donne e pubblicato l’otto marzo 2012 in occasione della famigerata festa.
Nessuno è stato maltrattato durante la stesura dell’articolo, il quale non è stato scritto da una vecchia zitellona acida o da una nerboruta individua di stampo femminista.

La festa della donna. In un paese dove se è vero che il sessismo c’è ed è una realtà, è altrettanto vero che la maggior parte delle esponenti del gentil sesso non si impegna per cambiare le cose. Però ci si deve ricordare della festa delle donne e festeggiare, diamine! Festeggiare cosa non l’ho mai capito.

Schiere di donne che si precipitano a prenotare improbabili serata con tronisti nudi o cene “solo al femminile”, rigorosamente bandite agli uomini, che tutti solleciti comprano rametti di mimose e danno un bacio alla compagna facendole gli auguri.
Si donne, uscite pure a guardare i vostri tronisti nudi, senza ricordarvi che una donna è una donna sempre e non ha bisogno di nessuna giornata particolare a lei dedicata. Si festeggia la donna. E quindi? Che cambia? Dopo l’uscita con le amiche cosa sarà cambiato? Certo, poi magari con aria saputa qualcuna dirà: “si si ma certo,ovviamente ricordiamo le donne bla bla morte in quel terribile incendio che non ricordo quando sia avvenuto”. Per forza non lo ricordi. Non te ne è mai fregato niente  e non bastano due parole sentite chissà dove per darsi l’aria da “quellaimpegnatachefalecoseperchèlesentedentro”.
Peraltro, il terribile incendio non è mai avvenuto. Si ricollega ad un altro tragico fatto (l’incendio della ditta Triangle, nella quale effettivamente perirono tra le fiamme numerose operaie) ma che non ha nulla a che vedere con questa storia farlocca che circola di bocca in bocca. Un incendio che è avvenuto si in una fabbrica ma mai l’otto di marzo.

Riporto da Wikipedia:

“L’incendio di New York è uno degli eventi commemorati dalla Giornata Internazionale della Donna ma non è da questo, come erroneamente riportato da alcune fonti, che trae origine la Giornata della donna. La connotazione fortemente politica della Giornata Internazionale della Donna, l’isolamento politico della Russia e del movimento comunista e, infine, le vicende della Seconda guerra mondiale, contribuirono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione. Così, nel dopoguerra, cominciarono a circolare fantasiose versioni, secondo le quali l’8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton o Cottons avvenuto nel 1908 a New York  facendo probabilmente confusione con l’incendio della fabbrica Triangle.”.

Da praticante di krav maga , vedo come sia sempre più triste il panorama femminile. La bestia uomo ha senza dubbio le sue colpe ma, come dico sempre, lui si comporta in un certo modo, ma sono molte le donne che lo permettono.
Viviamo una situazione estremamente delicata e ne sono prova le notizie di cronaca sempre più drammatiche.
Un profondo pessimismo mi spinge a pensare che non sempre esse sono inevitabili e, che se non possiamo educare l’uomo a non farci del male, allora dobbiamo educare noi stesse a reagire. E smettiamo di pretendere le mimose una volta l’anno, imparando a farci rispettare. In questo senso studiare autodifesa mi ha aiutata moltissimo.
Durante le lezioni lavoriamo in coppie sempre diverse, evitando il più possibile che due ragazze lavorino insieme, proprio per abituarsi all’approccio donna contro uomo. All’inizio ero timorosa, avevo paura di farmi male e di non riuscire a reagire alla tensione di un uomo che ti arriva addosso simulando un’aggressione.
Le prime volte le ho prese, ero piena di lividi e profondamente sfiduciata. Poi a poco a poco mi sono sbloccata e ho iniziato a darle, oltre che prenderle. Livido dopo livido ho capito che la mia era una paura solo immotivata. L’avversario può essere anche più alto, più forte, ma io non ho più paura di avere paura.

Silvia Causale