Perchè lo sparring è importante per il krav maga

Da qualche di tempo leggo in giro di istruttori che precisano nei loro volantini pubblicitari che il krav maga non necessiti di sparring o eccessivo contatto.
Non mi interessa e non ho intenzione di criticare il metodo di insegnamento di un altro. Ognuno trasmette la propria idea come vuole nel rispetto delle idee altrui. Vorrei però porre l’attenzione sul motivo per cui per noi, invece, lo sparring in allenamento è essenziale.

Precisiamo che lo sparring in palestra o in una competizione sportiva non sono un combattimento reale. Tuttavia crediamo che non ci sia metodo migliore per imparare a combattere.

La scelta di limitare le sessioni di sparring negli allenamenti è di natura commerciale. Se un allievo si scoraggia dopo aver preso qualche colpo, non è detto che il prossimo mese rinnovi l’abbonamento. Meglio lasciarlo dentro il suo guscio di illusioni, no?

Premesso questo, ecco cinque motivi per cui lo sparring è indispensabile:

  1. Provi le tecniche con il compagno “non collaborativo”

Molti si chiedono “perché quando combatto (faccio sparring) non riescono le tecniche se ci provo?”.
scoperta tanto scontata quanto sorprendente. Farsi una domanda e darsi la risposta…

  1. Sperimenti l’effetto dell’adrenalina e impari a gestirla

Il confronto libero con il compagno che ti colpisce, provoca il famoso effetto combatti o fuggi. Inoltre stimola la produzione di adrenalina. Facendo sparring pertanto impari a gestire l’effetto dell’adrenalina e a usarla in caso di scontro reale.

  1. È un esercizio funzionale al combattimento

Quale migliore modo per imparare a combattere che simulare un combattimento???

  1. È un ottimo esercizio aerobico/anaerobico

Il consumo calorico medio per la simulazione di un combattimento, in tutte le sue forme è di circa 700 Kcal/h. Un bel risultato se paragonato con altre attività e considerando lo spazio necessario che è minimo.

  1. Impari a muoverti realmente

Per quanto il tuo istruttore di possa mostrare i dettagli, ti spieghi come, dove e perché fare un determinato movimento, se non lo acquisisci da solo resterà sempre e solo teoria.

Per riassumere, fare sparring porta lo studente a “sbrigarsela da soli”. Insegna a gestire stress, paura, a capire i movimenti e progredire.

Insegnare un sistema di combattimento senza sparring, equivale per noi a insegnare il nuoto mostrando a bordo vasca come si fanno due bracciate.

Alberto Bertino

I dieci libri che un guerriero dovrebbe leggere

La definizione di “guerriero” in tempi di (relativa) pace sembra un aggettivo ridicolo e oggetto di scherno, tuttavia oggi più che mai la nostra società ha bisogno di veri guerrieri.
Il guerriero “moderno” non è necessariamente un soldato o un poliziotto o in generale un “portatore di armi”. Nella visione moderna un guerriero è colui che combatte per aiutare se stesso e gli altri, un dottore o un infermiere è un guerriero, ma anche un “semplice” (per cosi dire) volontario di protezione civile è un guerriero, un insegnante e cosi via.
In generale chi offre tempo agli altri, per la loro formazione, istruzione o aiutando la comunità, chi non vuole soccombere e reagisce è un guerriero che in qualche modo affronta una battaglia più o meno ardua.
Credo che oltre alla tecnica, il guerriero debba coltivare la propria formazione spirituale confrontandosi e leggendo.
Sotto riporto alcune letture che ho trovato interessanti e che consiglio a tutti i moderni “guerrieri”, la lista è stata scelta non solo in base al valore tecnico del testo o dell’autore ma considerando soprattutto le informazioni storiche e i valori trasmessi.
Come ogni lettura, la lista ha un valore personale:

10-The fighting kukri-illustred lesson on Gurka combat knife
Autore: Dwigt C. Le More
Nonostante sia un testo prettamente tecnico, in più passi l’autore riprende e rimarca la differenza tra sport e realtà. Ciò che secondo me manca nella reale interpretazione moderna della difesa personale e arti marziali in genere, l’unico inconveniente, il libro è in inglese.

9– Tiro IDC. Tiro istintivo da difesa e combattimento: la via israeliana
Autore: Fabrizio Comolli
Quando uno dei miei migliori amici, esperto di tiro dinamico mi consigliò la lettura di questo testo, credevo di trovare solo nozioni sull’uso delle armi e varie tecniche di tiro. Niente di più sbagliato. Oltre alla presentazione della “scuola israeliana” nell’uso e maneggio di armi, il testo offre un’ampia gamma di spiegazioni sui meccanismi di reazioni sotto stress e sulle azioni correlate.

8- Go rin no sho – il libro dei cinque anelli
Autore Miyamoto Musashi
Un classico della letteratura marziale, Miyamoto Musashi è stato il più grande spadaccino del Giappone feudale .
Il suo libro è strutturato in cinque parti, ognuno corrispondente ad un elemento Terra, Acqua, Fuoco, Vento, Vuoto.
Nel Go rin no sho viene per la prima volta introdotto il concetto di comunità produttiva (contadino) e comunità guerriera (samurai) e che il funzionamento di una macrostruttura organizzativa dipende dal corretto funzionamento di entrambi. Il concetto è stato ripreso anche in altri e più moderni testi.

7- Kyusho, l’arte sublime ed estrema dei punti vitali
Autore: Saiko Fujita e Plèe Henry
Conoscere i punti sensibili dove sferrare il colpo decisivo è la ricerca estrema di ogni praticante di arti marziali, sport da combattimento e difesa personale. Ciò che ho trovato particolarmente interessante ed istruttivo in questo testo è la spiegazione chiara, dettagliata ma nel contempo semplice della teoria di MacLean sul Triune Brain (cervello trino rettiliano, mammifero e neocorteccia) e sui diversi meccanismi che portano psicologicamente ad un’aggressione .

6- Hagakure
Autore Yamamoto Tsunetomo
Un altro classico della letteratura marziale. A differenza di Myamoto Musashi, Yamamoto Tsunetomo non era un combattente nonostante fosse un samurai poiché ha vissuto nel periodo di decadenza militare dei samurai e dello shogunato. Nei suoi scritti sono ripresi concetti utili sia in tempo di pace che in tempo di guerra, con in più un codice etico di comportamento rispettoso verso il prossimo, le autorità e se stessi.

5-Sun Tsu-Sun Pin – l’arte della guerra e l’arte della strategia
Il sun tsu-sun pin non è un mero testo di strategia militare ma una pietra miliare per affrontare qualunque circostanza. Dopo millenni le nozioni e i concetti scritti in esso risultano incredibilmente attuali, tanto da indurre molti manager e leader a leggerlo almeno una volta. Come già citato, oggi un manager è equiparato ad un il guerriero poiché combatte per portare avanti un team, un’azienda ed ha la responsabilità del posto di lavoro dei suoi dipendenti.

4-Tao of jeet kune do
Autore: Bruce Lee
Quasi tutti dobbiamo il nostro ingresso in una palestra dopo aver visto uno o più film di Bruce Lee. Tao of jeet kune do è il libro maestro dell’arte di Bruce Lee, uomo, maestro ed attore che sicuramente non ha bisogno di presentazioni. Molti considerano sopravvalutata la sua fama, altri lo adorano come quasi un dio. A prescindere dall’opinione controversa che si può avere è innegabile che Bruce Lee è stato uno dei precursori di ciò che oggi conosciamo come “sistemi aperti” o “arti marziali miste” etc etc.

3- On Killing: The Psychological Cost of Learning to Kill in War and Society
Autore: Grossman David.
È cosi semplice uccidere? Un guerriero è pronto a compiere un atto estremo come quello di togliere una vita? Questo avrà conseguenze nella sua vita? Quali sono I freni inibitori che impediscono ad un individuo di togliere la vita ad un suo simile? Perché uomini apparentemente tranquilli si trasformano in individui sanguinari e come questo comportamento può essere influenzato?
Tutte queste domande trovano risposte in questo libro, attraverso interviste a ex veterani e chiare spiegazioni sul comportamento umano e come questo può essere influenzato dagli eventi. (vedi più avanti per informazioni sull’autore). Libro trovato solo in inglese.

2-Nella mente del samurai-il codice del Bushido
Autore: Thomas Cleary
Il testo raccoglie diversi insegnamenti degli antichi samurai, scritti che trattano di tecnica di combattimento, spiritualità e codice etico tutto con sorprendente “modernità” e ragguardevole raffinatezza. Quel che sorprende è come i problemi derivati dagli insegnanti ciarlatani, non riguardino solo quest’epoca di relativa pace, ma che sia un problema vecchio quanto il mondo.

1-On combat- Psicologia e fisiologia del combattimento in guerra e in pace
Autore: Grossman David; Christensen Loren W.
Il Colonnello Dave Grossman è un docente di psicologia a West Point, oltre ad essere un ex ranger e paracadutista, in America è una “celebrità”, ed i suoi studi sono talvolta portati come prove nei tribunali. Per citarne qualcuno, il Dott. Grossman sostiene che la vera causa della violenza che impera nel mondo da parte degli adolescenti sia da ricercare nella violenza dei videogiochi e nelle immagini violente del cinema. Scoperta dell’acqua calda? Provate a sostenere una tesi del genere negli anni 80. Un caso eclatante è stato l’assalto alla Columbine High School. Richiesto il parere del Dott. Grossman egli espone una relazione dove sostiene che, la facilità del reperimento delle armi è stata solo una delle cause della strage. I ragazzi hanno agito sotto influenza delle immagini derivate dai videogiochi e cercando di emularle. La prova è stata il ritrovamento, nelle loro case, di esplosivi (fabbricati artigianalmente) e vari oggetti atti ad offendere (mazze, tirapugni ecc..). Tutti molto comuni nei videogiochi.
Altro spoiler? Chi ha visto il film American Sniper ricorda che il padre di Chris Kyle nel dare un rimprovero ai suoi figli piccoli nel salotto di casa parla di pecore, cani da pastori e lupi. Ebbene questa affermazione è in realtà una risposta che un veterano diede al Dott. Grossman durante un’intervista (riportato anche su “on Killing” n.d.r.).
Prologo a parte credo che “On Combat” sia il libro maestro del moderno guerriero la semplicità di espressione. Glii insegnamenti trasmessi (condizione di combattimento, PTSD, debrifing, test SDM ecc..) e nel contempo il dettaglio ne fanno davvero un testo irrinunciabile per chiunque…specie per i moderni guerrieri.
Lo stile del Dott. Grossman è sempre quello delle “interviste” tratte dalle esperienze dirette dei veterani e una dettagliata spiegazione del loro comportamento, stile che si ritrova anche in “on killing” ma con finalità diverse.
L’unico consiglio che posso dare è di cercare “On combat” e leggerlo e per favore…niente fotocopie…i libri si comprano!!!!
P.S.
Potreste fare come mia moglie che “On Combat” me lo ha regalato (e poi divorato a sua volta).

Krav Maga Catania – La mia arte è migliore

Le arti marziali: una nessuna e centomila

Non so neanche quanti stili e denominazioni di arti marziali esistano. Ci sono sistemi “aperti”, arti marziali classiche, sport da combattimento etc.etc.

Ogni giorno qualcuno mi chiede se conosco uno stile con un nome indiano impronunciabile, oppure se ho sentito parlare della segreta arte dell’amemesakasà etc. Sono tutte talmente segrete che non possono essere divulgate, anche se per darmi indicazioni mi mostrano un segreto filmato su Youtube.

Ovviamente la mistica e segreta arte dell’amemesakasà è migliore di qualunque altro sistema, e se chiedi a tutti i praticanti delle diverse discipline, ti diranno tutti la stessa cosa: “La mia arte è migliore” vuoi per i filmati su Youtube, vuoi perché “mio cugino una volta mi ha detto che ha ucciso tre persone perché ha fatto quattro mesi di karajukido e tre di k-arakiri”.
Ognuno disprezza l’operato degli altri esaltando il proprio (cosa peraltro fatta anche tra istruttori della stessa disciplina)

Credo che un uomo sia fatto da due braccia, due gambe e (optional) da un cervello. Non credo che esistano dei vangeli dogmatici in cui siano scritti in modo univoco le arti marziali e il modo di applicarle.
Purtroppo o per fortuna viviamo in un’epoca, dove il confronto fisico e la “sfida” fra stili non si pratica più e neppure si ha modo di conoscere la reale utilità in caso di scontro.

Credo pertanto che la miriade di stili siano frutto d’interpretazione e adeguamenti personali a tecniche trasmesse da qualcun altro. Cosa corretta poiché ciò che può essere funzionale a un individuo può essere totalmente inefficace per un altro.

La cosa migliore quindi sarebbe cercare di praticare più stili possibili, con l’umiltà di voler ricevere insegnamenti senza stravolgere ciò che fino allora si è appreso se non aggiungendo metodi e tecniche diverse al proprio bagaglio e cercando di studiare e migliorare ciò che si conosce.

In anni di pratica marziale l’insegnamento migliore che ho ricevuto recita cosi:

“Su dieci insegnanti di Krav Maga che incontrerete troverete altrettanti metodi e tecniche su uno stesso scenario e tutti avranno la pretesa, reale o presunta di essere efficaci.
Ai vostri allievi, allora, più che trasmettere una tecnica dovete dare un principio, lavorare sull’aspetto psicologico, lasciarli sperimentare e trovare da soli le strategie a loro più congeniali”.

Nel Krav Maga come nella vita, questo è un principio cardine per risolvere tutte le situazioni: trovare la strada anche sbagliando. Credo sia meglio questo, più che impostare una rigida struttura tecnica.
Questo mi porta a credere che non esista l’arte suprema se non quella coltivata in modo “personale” e che un buon insegnante sia quello che lascia ragionare i propri studenti senza scadere nel nozionismo.

Alberto Bertino