Into the wild – L’abbandono della civiltà

La storia di Chris McCandless

“Non dovremmo negare che l’essere nomadi ci ha sempre riempiti di gioia. Nella nostra mente viene associato alla fuga da storia, oppressione, legge e noiose coercizioni, alla liberà assoluta, e la strada porta sempre a Ovest.”

Chris McCandless

Alzi la mano chi non ha mai pensato di abbandonare tutto. Casa, lavoro, la noiosa routine, per riscoprire se stessi lontano dalla civiltà. Solo in pochi però lo fanno realmente e, chi veramente riesce appartiene a quella schiera di coraggiosi che davvero hanno avuto il coraggio di lasciare la comoda vita cittadina per non farvi più ritorno.
Chris McCandless è stato tra questi e la sua storia è stata raccontata da Jon Krakauer nel libro Into the wild, successivamente poi trasposto nel bellissimo film di Sean Penn dal titolo omonimo.
La pellicola riprende molto fedelmente il libro di Krakauer ed è costruito con un taglio piuttosto documentaristico.  A narrare la storia è principalmente Carine McCandless, interpretata dalla bravissima Jena Malone (Johanna Mason in The hunger games)

La trama

Americano, di estrazione borghese, Chris (Emile Hirsh) dopo la laurea abbandona volontariamente la famiglia, dona il suo denaro in beneficienza e parte per un viaggio senza ritorno, con l’Alaska come meta finale. Con se ha solo una macchina, pochi spiccioli e uno zaino. Il suo è un viaggio mistico e avventuroso insieme, nato dal un sentimento di oppressione e dalla voglia di abbandonare per sempre quel mondo che non sente più suo. La laurea conseguita con voti altissimi e la famiglia non riescono a farlo desistere, anzi è proprio quest’ultima ad averlo deluso sempre di più. Unico familiare veramente amato è la sorella Carine , voce narrante della pellicola.
Chris parte, incontra numerose persone che lo aiuteranno nel suo cammino, si libera della macchina e viaggia in autostop. Prova a rientrare nel mondo ma senza risultati e decide quindi di proseguire verso la tanto sognata Alaska. Con poche provviste, si avventura nel Denali National Park, trovando un bus abbandonato che elegge a sua dimora.chris2 Ha raggiunto l’Alaska, dove vivrà in solitudine per alcuni mesi, finchè non troverà la soluzione finale alla sua eterna inquietudine

“la felicità è reale solo se condivisa.”

Il finale è quello che realmente ci si può aspettare. Non parliamo di un filmetto d’avventure dove tutto è gioia e dove gli orsi diventano nostri amici, ma di una storia reale e struggente di vita vissuta.
Le critiche a McCandless sono state molte, così come le accuse di essere stato facilone e di non essersi preparato adeguatamente ad un viaggio verso una terra inospitale come l’Alaska.
Allontanandosi dal tema dell’inquietudine morale e sociale del giovane McCandless, quello che risalta è il discorso sulla sopravvivenza in ambiente ostile, che tante volte viene affrontata in maniera sin troppo semplicistica. Quello che chiunque voglia avventurarsi dovrebbe ricordare, è che la natura è del tutto indifferenze ai bisogni umani. Non ci odia, non ci ama, semplicemente ci ignora. Un territorio ostile ha bisogno di esperti e il desiderio di solitudine non sempre può realmente essere messo in pratica. L’uomo è un animale sociale e da solo non può sopravvivere.

Se si vuole appronfondire la conoscenza, si possono consultare diverse fonti, tra cui il sito dedicato a Chris e curato personalmente da Carine: http://www.carinemccandless.com/
Se siete interessati, consiglio di procurarsi sia il film che il libro di Krakauer, molto semplice da seguire ed essenziale nella sua narrazione.
John Krakauer – Nelle terre estreme
Into The Wild – Nelle Terre Selvagge (Disco Singolo)

Silvia Causale

Sopravvivenza e primo soccorso

Al giorno d’oggi si fa un gran parlare di sopravvivenza. Complici mille trasmissioni in Tv, film e telefilm di vario genere (The Walking Dead, stiamo parlando con te), il tema sta diventando molto dibattuto e, più volte mi è capitato di incontrare baldi giovanotti che chiedevano di corsi di sopravvivenza e simili.
Il fatto che se ne parli è sicuramente positivo, perché capita costantemente di parlare con persone che al racconto di escursioni sgranano gli occhi spaventati “no no, a me piacciono le comodità”.
Tuttavia non credo che “l’importante è che se ne parli” vada bene, almeno in questo caso. Sopravvivenza è un termine che ha un certo peso. Sopravvivere significa continuare la propria esistenza in condizioni avverse e, per riuscirci è necessaria una certa preparazione.
Fino a non molto tempo fa, quando la società non era così comodista, certe nozioni erano basilari ma sfido chiunque adesso a saper raccogliere erbe commestibili in campagna o accendere un fuoco in condizioni avverse. Forse se siete “personale specializzato” oppure avete i nonni appassionati raccoglitori, magari sapete farlo, ma la storia finisce qui.

Il punto è che si fa un gran discutere di corsi di sopravvivenza ma solo in pochi iniziano dalle basi. E’ troppo facile credersi piccoli Rambo e immaginarsi intenti a decapitare serpenti a morsi (lo faceva Rambo? Boh, è solo un esempio). Ma, invece di partire già come Bear Grylls de noartri, in genere io consiglio di iniziare da qualcosa di più semplice. Un esempio potrebbe essere un corso di primo soccorso. In ogni centro abitato se ne organizzano sempre. Eppure, quando provo a dare l’input, nessuno mi ascolta, come se un corso di primo soccorso fosse qualcosa declassante e poco utile.
L’utilità del primo soccorso è spesso sottovalutata. Si tende a trascurare che anche se si sono chiamati i soccorsi, il salvataggio di un infortunato spesso dipende dal pronto intervento di coloro che gli sono vicini.
Se poi parliamo di un contesto di sopravvivenza, in cui non è possibile raggiungere ospedali o comunque avere soccorsi, direi che sapere come agire è più che vitale.
Per questo motivo consiglio a chi veramente voglia dedicarsi al tema della sopravvivenza, di iniziare dalle basi. Non credo che saper accendere un fuoco sotto la pioggia o catturare scoiattoli con i lacci delle scarpe abbia priorità rispetto a saper compiere le manovre di BLS o medicare una ferita.

Per trovare i corsi più vicini a voi, potete rivolgervi a numerosi enti sia statali che privati. Ad esempio il corso di primo soccorso che sto frequentando io è stato organizzato dalla Misericordia di Catania e ha durata trimestrale. In giugno ne è stato organizzato uno concentrato solo sul BLS della durata di un giorno.

Quindi. Muoversi!!!

 

Silvia Causale