I miti del krav maga

Elenco non esaustivo delle leggende più improbabili e divertenti (si fa per dire) che ho sentito sul krav maga.

1-      In 12 lezioni saprai difenderti

Ognuno apprende e migliora in un modo completamente diverso da un altro. Mediamente in un mese e mezzo di pratica, per quanto veloce sia l’apprendimento del krav maga, dubito che si possa passare dal non saper tirare un colpo a diventare una macchina da guerra.

Bisogna anche considerare che, gesto tecnico a parte, la capacità di difendersi è si innata nell’uomo ma “sviluppata” in modo diverso. Fronteggiare l’aspetto psicologico di un’aggressione non è una capacità che si acquisisce in modo così facile e rapido. Diffidate da chi vi promette corsi intensivi e risultati sorprendenti dietro pagamento di denaro.

 

2-      Puoi prendere lezioni on line

Lezioni on line? Forse non capisco le potenzialità che la tecnologia ti offre. Una volta si diceva :“il dolore è indispensabile per imparare” ed era veramente dolore! Tanto da dover “combattere” non solo col compagno in palestra o con l’avversario durante le gare. La lotta era anche con genitori, fidanzate e mogli per i continui incitamenti a lasciar stare queste attività tanto violente, per dedicarsi a qualcosa di più pacifico…tipo l’uncinetto.
Invece oggi bastano linea veloce, RAM e spazio sufficiente nell’hard disk (nel caso basta eliminare i filmati della prima comunione del cugino, per far spazio alle gomitate in testa). Come cambiano i tempi.

 

3-      Diventi istruttore in un fine settimana

Come no? Paghi una università, ottieni la laurea in medicina e chirurgia in due mesi… e il giorno dopo ti trovi in sala operatoria a fare come i medici di E.R. o come il dott. House di turno.
Non so se è peggio “saprai difenderti in 12 lezioni” o “istruttore in un fine settimana con 96 ore di pratica”. Ma poi come fanno a fare in un fine settimana 96 ore di pratica? Mattina e pomeriggio?? … come dite? E’ possibile che un individuo ti possa operare con una laurea presa on line o anche senza?? E’ successo??? Ah beh allora… 

 

4-      La pratica del krav maga non richiede protezioni e si lavora con contatto pieno… perchè in strada mica sei protetto?!

Si, infatti, per questioni tecniche gli allenamenti si fanno una volta ogni 3 mesi e c’è un grande numero di persone che abbandonano e grande ricambio degli istruttori. Forse è per questo che diventi istruttore in un fine settimana e prendi lezioni on line.

Senza contare che se è vero il detto: “no groin no krav maga” (no palle no krav maga), il krav maga è la prima causa di infertilità maschile e crescita zero. Insomma una rottura di palle…

5-      Ti insegnamo a difenderti contro le  armi

Mio cugino mi ha detto che il suo istruttore di krav maga ha abbattuto a mani nude un F35 che lo aveva provocato. Questo è forse il tasto più dolente di tutta la questione.

Molto spesso per questioni di marketing si tramette la falsa idea che, seguendo un corso di krav maga, un uomo a mani nude riesca a difendersi con relativa semplicità contro bastoni, coltelli, pistole etc.etc.

Premesso che anche il sottoscritto nel programma di allenamento ha inserito una parte di queste tecniche, nel krav maga è meglio parlare di “tentativo” di difesa che di vera e propria “tecnica” di difesa. Sembra una mera definizione o sofisma ma non è cosi.

Se pensiamo alla totale differenza tra quando si fa sparring e, quando invece si prova la tecnica forse tutto diventa più chiaro:

quando si fa sparring con un compagno che non “collabora”, non sarete mai in grado di schivare o parare tutti i colpi diretti verso di voi. Anche inavvertitamente qualcuno “entra”. Bene immaginate di fare la stessa cosa contro un aggressore armato di coltello e che, al posto del colpo leggero all’addome riceviate una coltellata. Ritengo che tutto sia molto differente.
In altre parole se la situazione è veramente disperata, tra il tentare una difesa e il restare in balia dell’aggressore è sempre meglio tentare una difesa, magari utilizzando una strategia studiata. Questo è totalmente diverso dal dare una falsa sicurezza di poter reagire agevolmente e senza riportare danni contro un aggressore armato.

Alberto Bertino

Perchè lo sparring è importante per il krav maga

Da qualche di tempo leggo in giro di istruttori che precisano nei loro volantini pubblicitari che il krav maga non necessiti di sparring o eccessivo contatto.
Non mi interessa e non ho intenzione di criticare il metodo di insegnamento di un altro. Ognuno trasmette la propria idea come vuole nel rispetto delle idee altrui. Vorrei però porre l’attenzione sul motivo per cui per noi, invece, lo sparring in allenamento è essenziale.

Precisiamo che lo sparring in palestra o in una competizione sportiva non sono un combattimento reale. Tuttavia crediamo che non ci sia metodo migliore per imparare a combattere.

La scelta di limitare le sessioni di sparring negli allenamenti è di natura commerciale. Se un allievo si scoraggia dopo aver preso qualche colpo, non è detto che il prossimo mese rinnovi l’abbonamento. Meglio lasciarlo dentro il suo guscio di illusioni, no?

Premesso questo, ecco cinque motivi per cui lo sparring è indispensabile:

  1. Provi le tecniche con il compagno “non collaborativo”

Molti si chiedono “perché quando combatto (faccio sparring) non riescono le tecniche se ci provo?”.
scoperta tanto scontata quanto sorprendente. Farsi una domanda e darsi la risposta…

  1. Sperimenti l’effetto dell’adrenalina e impari a gestirla

Il confronto libero con il compagno che ti colpisce, provoca il famoso effetto combatti o fuggi. Inoltre stimola la produzione di adrenalina. Facendo sparring pertanto impari a gestire l’effetto dell’adrenalina e a usarla in caso di scontro reale.

  1. È un esercizio funzionale al combattimento

Quale migliore modo per imparare a combattere che simulare un combattimento???

  1. È un ottimo esercizio aerobico/anaerobico

Il consumo calorico medio per la simulazione di un combattimento, in tutte le sue forme è di circa 700 Kcal/h. Un bel risultato se paragonato con altre attività e considerando lo spazio necessario che è minimo.

  1. Impari a muoverti realmente

Per quanto il tuo istruttore di possa mostrare i dettagli, ti spieghi come, dove e perché fare un determinato movimento, se non lo acquisisci da solo resterà sempre e solo teoria.

Per riassumere, fare sparring porta lo studente a “sbrigarsela da soli”. Insegna a gestire stress, paura, a capire i movimenti e progredire.

Insegnare un sistema di combattimento senza sparring, equivale per noi a insegnare il nuoto mostrando a bordo vasca come si fanno due bracciate.

Alberto Bertino

Le armi e l’evoluzione

Un’opinione sul dibattito che riguarda l’utilità delle armi

Non è una novità la mia passione per le armi, come spero sia altrettanto chiaro il mio rispetto per la vita in tutte le sue forme. Non mi piacciono la caccia, la corrida o altre forme di crudeltà verso uomini o animali.
Tuttavia penso che “Se uccidi sei un assassino”, sia un’affermazione corretta, ma alcune volte data da un giudizio frettoloso e sbrigativo. Rispettare la vita significa anche rispettare la propria di vita, il diritto alla difesa pertanto deve essere eseguito tutelato senza “se” e senza “ma”
Chi si proclama rispettoso, garantista, liberale e anti pregiudizi, spesso lo è solo a parole. E’ innegabile infatti l’accostamento “appassionato di armi = potenziale (o peggio ancora reale) pazzo assassino sadico”.
Non mi interessa rispondere a queste affermazioni (pregiudizi). Sono convinto che queste opinioni nascano dall’ostilità verso qualcosa che non conoscono (le armi con tutto il mondo di rispetto che ci sta dietro appunto) e l’ignoranza porta alla paura immotivata.
Ciò che invece mi preme esprimere l’infondatezza della negazione sulla necessità delle armi (in altre parole le armi sono indispensabili) ecco perché:
L’uomo è l’unica specie nel regno dei mammiferi che non ha “armi naturali”, i canidi, i felini piccoli o grandi, persino gli insetti di ridottissime dimensioni possiedono sistemi naturali atti alla difesa-offesa che siano zanne, artigli, zoccoli, veleni urticanti o tossine mortali. Tutti gli animali possiedono naturalmente delle “armi”, l’uomo no!
Tuttavia l’uomo nonostante appaia come la specie meno “forte” è sopravvissuto a millenni di evoluzione e continua nella sua escalation.
Giusto o sbagliato, morale o immorale è un dato di fatto che l’uomo è arrivato dove le altre forme di vita sulla terra non arrivano, ma perché?
Fin dal primo momento l’uomo ha dovuto arrangiarsi, applicare ciò che si chiama “problem solving” alla sua deficienza difensiva e lo ha fatto raccogliendosi in gruppi, rendendosi conto della sa vulnerabilità come singolo e trovando delle alternative alla propria carenza di armi naturali usando ciò che la natura gli forniva.
Un bastone poteva essere usato per colpire (come uno zoccolo), una selce scheggiata poteva servire a tagliare (come un artiglio) e cosi via. La sopravvivenza della specie umana si deve alla creazione delle armi, sia come strumenti di difesa che da lavoro (un bastone poteva servire a rompere una noce di cocco cosi come un coltello si prestava a tagliare arbusti per farne corde, ad esempio).
È innegabile perciò che uno dei primi esempi di “problem solving” e di adattamento sia stato fornito proprio dalla necessità di creare delle armi da difesa e attrezzi da lavoro, va da se che lo sviluppo intellettivo lo si deve pertanto anche all’invenzione delle armi.
Con il tempo l’uomo comincia la sua colonizzazione della terra con tutto quello che la storia ci insegna. Sfido chiunque a negare che la sua evoluzione umana non vada di pari passo con l’evoluzione bellica, dalla creazione di archi e balestre arrivando alla polvere da sparo e dei primi archibugi fino alle moderne e temutissime armi di distruzione di massa. Per capire la velocità di evoluzione delle armi basta considerare che, nei quattro anni di conflitto della prima guerra mondiale si è passato dall’armare i soldati con moschetto e coltello da trincea, all’uso di carri armati e bombardamenti aerei…e stiamo parlando di un secolo fa.
Con la creazione di piccoli gruppi, villaggi, regni e nazioni si sviluppa sempre più il concetto di “noi” e “loro”, e per quanto se ne dica sarà un concetto insuperabile. Tratti somatici, cultura o semplice differenza di vedute, fanno scattare nella mente del singolo il primordiale istinto di classificazione.
Causa la creazione del concetto “noi-loro” l’uomo comincia a volgere le armi (più o meno evolute) contro se stesso o meglio. Contro chi ritiene “loro” al fine di sopraffarsi l’un l’altro. Questo è imputabile alla natura umana, non alle armi. Che si muova guerra (aggredisca) con bastoni,spade o con i missili il responsabile è l’uomo non l’arma, tuttavia le remore nell’uccidere un altro essere umano comunque ci saranno sempre (esistono diversi testi sull’argomento) e questo è frutto dell’evoluzione intellettiva, che fa ben sperare un giorno nel superamento del concetto “noi-loro”.
Purtroppo però non si potrà superare il concetto di “noi-loro” o mutare la natura umana in tutti gli individui contemporaneamente, per cui è impossibile eliminare gli atti violenti. Per quanto si cerchi di promuovere e arrivare a condividere la cultura del “volemose bene”, la mela marcia ci sarà sempre.
Appare chiaro che chi ha voglia di sopraffare e possiede un’arma è avvantaggiato rispetto al malcapitato che non ne possiede.
Che se ne dica quindi“LE ARMI SONO INDISPENSABILI PER LA DIFESA DELL’UOMO SIA DA ALTRE SPECIE CHE DA SE STESSO”. Se oggi potete studiare ingegneria, giurisprudenza, filosofia etc. etc. lo dovete solo all’uso delle armi create per la sopravvivenza della specie umana. Senza di esse l’uomo si sarebbe estinto presto e con esso tutte le scienze e le arti che state studiando o avete studiato. Lo sviluppo intellettivo dell’uomo, cosi come la sua sopravvivenza, è stato determinato dall’invenzione delle armi e dalla loro evoluzione.
Credo inoltre anche chi si proclama “antiarmi e pacifista” spesso (non sempre) lo faccia solo per codardia. E’ più facile non reagire e cadere nel vittimismo adducendo scuse del tipo “io sono per la vita, non potrei mai uccidere, le armi uccidono. Ricordiamo però che anche il prezzemolo uccide ma nessuno è contro il prezzemolo.
Una persona che molti conoscono una volta disse:
“La mia non violenza non ammette che si fugga il pericolo, lasciando i propri cari senza protezione. Tra la violenza e la fuga codarda, io non posso che preferire la violenza”
Ed ancora:
“Il messaggio della non-violenza è per quelli che sanno come morire, non per quelli che hanno paura della morte. Se uno non possiede tale coraggio allora voglio che coltivi l’arte di uccidere e di essere uccisi, anzichè trovare una maniera vigliacca per fuggire il pericolo”
Questo pazzo assassino violento è niente meno che il Mahatma Ghandi…
O anche:
“se qualcuno cerca di uccidervi con un’arma, sarebbe ragionevole se voi rispondeste al fuoco. Non alla testa, dove il colpo sarebbe fatale, ma in un’altra parte del corpo come alle gambe”.
Affermazioni fatte da quel violento, assassino e sadico di Tenzin Gyatso…conosciuto a tutti come il Dalai Lama.
Non credo sia necessario aggiungere altro.

Alberto Bertino

Perchè combattere

L’umanità è violenta, inutile negarlo. Lo è sempre stata, lo dice la storia e ce lo dice la cronaca, ogni giorno: guerre, violenze, rapine, stalking, stupri.
D’altronde perché meravigliarsi, la nostra natura, la natura degli animali, del mondo intero e persino dell’universo è violenta: gli animali uccidono per sopravvivenza, la terra uccide con le sue catastrofi, i corpi celesti si scontrano e si distruggono ed esplosioni devastanti avvengono per dar vita a qualcos’altro. Certo l’uomo, data la sua intelligenza, il suo discernimento e la sua consapevolezza potrebbe scegliere di non essere violento. Molti ci riescono, almeno finché qualcosa non turba e scuote le loro menti. Altri a cicli regolari scelgono di essere violenti oltre ogni immaginazione (stadio). Quindi perché negare la natura violenta dell’uomo? Bisognerebbe piuttosto conviverci o meglio saperla gestire. Da qui nascono anche tutti i perché del diritto ad armarsi per potersi difendere e soprattutto il perché di chi vi parla a scegliere di addestrarsi alla difesa personale e al combattimento.
Allenarsi al combattimento, alla difesa personale con il krav maga, nello specifico, ci da quei requisiti di base per non soccombere ad una aggressione o almeno ad essere sereni di aver fatto tutto quello che si poteva umanamente fare “so you may walk in peace” (IMI).
In più da una valvola di sfogo alla violenza repressa in ogni singolo essere umano. Potersi allenare costantemente, in un ambiente sano e sicuro, quale la palestra o altri siti idonei, da la possibilità di: imparare a difendersi, gestire la rabbia, scaricare quella repressa. Da non sottovalutare la forma fisica che ne beneficia alquanto e le amicizie che possono nascere, perché “Non conosci bene una persona finché non ci combatti” (Seraph).
Il sottoscritto ha scelto e sceglie ogni giorno di allenarsi al krav maga e al combattimento in generale (Grappling e altro) perché lo ritiene indispensabile ad una salutare e pacifica vita nella società!

Aldo Montalto

Krav Maga Catania – La mia arte è migliore

Le arti marziali: una nessuna e centomila

Non so neanche quanti stili e denominazioni di arti marziali esistano. Ci sono sistemi “aperti”, arti marziali classiche, sport da combattimento etc.etc.

Ogni giorno qualcuno mi chiede se conosco uno stile con un nome indiano impronunciabile, oppure se ho sentito parlare della segreta arte dell’amemesakasà etc. Sono tutte talmente segrete che non possono essere divulgate, anche se per darmi indicazioni mi mostrano un segreto filmato su Youtube.

Ovviamente la mistica e segreta arte dell’amemesakasà è migliore di qualunque altro sistema, e se chiedi a tutti i praticanti delle diverse discipline, ti diranno tutti la stessa cosa: “La mia arte è migliore” vuoi per i filmati su Youtube, vuoi perché “mio cugino una volta mi ha detto che ha ucciso tre persone perché ha fatto quattro mesi di karajukido e tre di k-arakiri”.
Ognuno disprezza l’operato degli altri esaltando il proprio (cosa peraltro fatta anche tra istruttori della stessa disciplina)

Credo che un uomo sia fatto da due braccia, due gambe e (optional) da un cervello. Non credo che esistano dei vangeli dogmatici in cui siano scritti in modo univoco le arti marziali e il modo di applicarle.
Purtroppo o per fortuna viviamo in un’epoca, dove il confronto fisico e la “sfida” fra stili non si pratica più e neppure si ha modo di conoscere la reale utilità in caso di scontro.

Credo pertanto che la miriade di stili siano frutto d’interpretazione e adeguamenti personali a tecniche trasmesse da qualcun altro. Cosa corretta poiché ciò che può essere funzionale a un individuo può essere totalmente inefficace per un altro.

La cosa migliore quindi sarebbe cercare di praticare più stili possibili, con l’umiltà di voler ricevere insegnamenti senza stravolgere ciò che fino allora si è appreso se non aggiungendo metodi e tecniche diverse al proprio bagaglio e cercando di studiare e migliorare ciò che si conosce.

In anni di pratica marziale l’insegnamento migliore che ho ricevuto recita cosi:

“Su dieci insegnanti di Krav Maga che incontrerete troverete altrettanti metodi e tecniche su uno stesso scenario e tutti avranno la pretesa, reale o presunta di essere efficaci.
Ai vostri allievi, allora, più che trasmettere una tecnica dovete dare un principio, lavorare sull’aspetto psicologico, lasciarli sperimentare e trovare da soli le strategie a loro più congeniali”.

Nel Krav Maga come nella vita, questo è un principio cardine per risolvere tutte le situazioni: trovare la strada anche sbagliando. Credo sia meglio questo, più che impostare una rigida struttura tecnica.
Questo mi porta a credere che non esista l’arte suprema se non quella coltivata in modo “personale” e che un buon insegnante sia quello che lascia ragionare i propri studenti senza scadere nel nozionismo.

Alberto Bertino

Le armi non sono colpevoli

Innanzitutto vogliamo sottolineare la vicinanza ai parenti delle vittime del tribunale di Milano, non come espressione “politically correct” bensì come persone che sanno benissimo ciò che significa la perdita improvvisa di un parente, amico e familiare.
Comprendiamo anche il dolore di una madre che si vede privata del proprio figlio in modo cosi violento ed inaspettato.
Non possiamo però condividere talune affermazioni relativamente agli attacchi ai possessori di armi.  Alcune di esse lasciano rabbia e frustrazione a chi le legge, specie se si viene accostati all’immagine collettiva di un pazzo omicida che non merita comprensione o attenuanti.

Vogliamo però fare alcune precisazioni.

Un pazzo entra in un tribunale e spara. La colpa di chi è? Della pistola legalmente detenuta.
Il governo come risponde? Regole più severe per i REGOLARI possessori di armi.
Ovviamente non ha responsabilità chi, nonostante il soggetto fosse pregiudicato, riconosciuto mentalmente instabile e pericoloso, gli rilascia il porto d’armi o chi dovrebbe garantire la sicurezza di un luogo pubblico come un tribunale. La colpa è solo della pistola e del soggetto che ha sparato. Siamo d’accordo che a monte bisogna fare una selezione dei permessi per l’acquisto di un’arma.

Quello che non si capisce è perché dovrebbe accadere, soprattutto se dalla presentazione al rilascio del porto d’armi è passato più di un anno, si sono superati tutti i controlli medici, la persona sia incensurata e in famiglia non ci siano soggetti pericolosi.
Ora o il sistema giudiziario sceglie a caso soggetti su cui mostrare l’efficacia (su di me ad esempio), oppure come ogni cosa in Italia si cerca di colpire l’anello debole per mostrare l’impegno profuso ma lasciando irrisolto il problema.
Visto che le automobili uccidono più delle armi perché non mettere al bando le automobili? E qui tutti a pensare “un’automobile nasce con uno scopo diverso dell’uccisione di un essere vivente, le armi no”.

Vorrei ricordare che “qualunque oggetto usato impropriamente può diventare un’arma”. Il mettere al bando pistole, fucili e carabine non faranno certo diminuire omicidi, stupri e rapine, semmai spingerà i malintenzionati a trovare metodi alternativi.

Alberto Bertino

Gare e krav maga – un grosso nonsenso

Più tempo passa e sempre di più sono gli eventi organizzati come gare di krav maga.
La formula proposta (almeno quella che conosco io) è quella “individuale o a squadre” in cui uno o più persone eseguono ciò che spacciano per “tecniche letali”, con maestria ed eleganza tanto da ricordare i ballerini di danza, qui statta la prima domanda: “come fai a dimostrare una tecnica letale”??.
Sia chiaro vedere le dimostrazioni, è una cosa piacevole nonché lodevole da parte di chi usa il tempo per organizzare tutto. Trovo che lo sforzo nel gestire le lezioni insieme con le prove della dimostrazione sia una cosa molto impegnativa per allievi e istruttori.
Ciò che non comprendo è il voler fare una gara di dimostrazioni, poichè di questo si tratta o gare sportive di combattimento.
Per onestà a chi si avvicina alla disciplina chiarisco che “se vuoi competere cerca un’altra disciplina”.
Chi vuole fare competizioni dovrebbe indirizzarsi verso la boxe, la lotta libera o le MMA solo per citarne alcune, discipline nate per la competizione perché prevedono un combattimento regolamentato. Oppure cercare di praticare più discipline per rendersi conto di ciò che realmente cerca (cosa che anche a chi pratica da anni un solo stile. Praticare più discipline permette di avere un bagaglio tecnico più ampio e una mente più aperta), se qualcuno desidera partecipare a competizioni di lotta può orientarsi nelle discipline sopracitate o provarne altre MA NON DEVE SCEGLIERE IL KRAV MAGA!!
Il krav maga è nato per la difesa personale, non prevede competizioni, ne le sue tecniche sono “sportive” (dita negli occhi, calci ai genitali e morsi….non mi sembrano tanto sportive….), forse potrà essere antieconomico insegnarlo rispetto alle discipline che prevedono competizioni. Tuttavia, se si sceglie una via bisogna perseguirla senza cercare capziosi sotterfugi commerciali al fine di tenersi un possibile allievo (leggasi pollo da spennare), propinando delle gare senza senso a cui l’allievo potrà partecipare e che una volta vinto il “primo posto” avrà la sua bella coppa/medaglia da incorniciare dove sarà scritto “primo posto campionato di krav maga”. Credo sarebbe stato più utile utilizzare il tempo impiegato a preparare la competizione nell’esercitarsi all’applicazione delle tecniche “sotto stress” ad esempio, e non impegnarsi in qualcosa che alla fine non ha costrutto.

Alberto Bertino

Krav maga perchè….

Credo fermamente che la vita dia a tutti l’opportunità di vivere delle esperienze di ogni genere…esperienze atte a rendere ognuno di noi, quanto più consapevole e completo possibile negli svariati ambiti e campi che la vita comprende………partendo da questo mio principio etico di affrontare la vita posso dire che è proprio per questo, che il voler praticare volontariamente Krav Maga.
E’ una delle scelte di questa vita di cui SO’ che mi pentirò davvero difficilmente di aver intrapreso e portato avanti ,appunto per la possibilità che il Krav maga, dona a chi lo pratica una svariata quantità di esperienza che arricchisce molto SE SI E’ DISPOSTI AD IMPARARE.
Le motivazioni per cui ho voluto scegliere il Krav maga sono in realtà davvero molteplici: un pò per indole o richiamo/bisogno naturale nell’essere preparati e “addestrati” rispetto al mondo esterno, questi anni non sono dei più pacifici e sereni, inoltre il fatto in base a quanto apprendo ogni giorno sembra si tratti di uno stile di lotta con principi risolutivi quasi immediati in momenti in cui si dovessero presentare situazioni pericolose;

Preferisco conoscere il Krav maga senza mai aver bisogno di sfruttarlo, che avere estrema necessità di uscire da pericoli reali e non conoscere nemmeno l’esistenza di questa disciplina;

A mio parere quindi parliamo di uno stile molto pratico, essenziale(nel senso di uno stile che va fin da subito al nocciolo della minaccia in questione, al fine di neutralizzarla del tutto negli immediati secondi successivi)…quanto efficiente e relativamente semplice da mettere in atto,in poche parole:ciò che fà per me.

Ogni giorno di pratica dona una piccola possibilità in più di resistere ad una situazione in strada…una preparazione e condizione mentale “oltre che fisica” che spesso farà la differenza in caso di aggressione reale. Oltre questi motivi il Krav Maga per me diventa sempre più uno stile di vita, da non scambiare con l’indole dell’essere violento e il piacere, l’impazienza di voler picchiare….ma l’essere pronto e preparato a difendere me stesso e la sicurezza di qualcun altro….SI.
Altri motivi per cui pratico Krav maga sono il fatto che personalmente vedo quest’attività come una valvola di sfogo dalle tensioni e pensieri giornalieri….cosi l’ora e trenta minuti di allenamento passata a sudare con il proprio gruppo diventa l’ora in cui ci si sente nel posto giusto al momento giusto…. perchè dentro me sento che si sta svolgendo un qualcosa di positivo per se stessi e non solo
Alla fine di questa mia riflessione consiglio di praticare il Krav Maga ancora prima che si presenti l’occasione spiacevole di dover attuare tali principi e tecniche ma trovandosi impreparati e non conoscendo la disciplina ovviamente..curando in salute il problema cercando di prevenirlo.

Seby Calanzone