I dieci libri che un guerriero dovrebbe leggere

La definizione di “guerriero” in tempi di (relativa) pace sembra un aggettivo ridicolo e oggetto di scherno, tuttavia oggi più che mai la nostra società ha bisogno di veri guerrieri.
Il guerriero “moderno” non è necessariamente un soldato o un poliziotto o in generale un “portatore di armi”. Nella visione moderna un guerriero è colui che combatte per aiutare se stesso e gli altri, un dottore o un infermiere è un guerriero, ma anche un “semplice” (per cosi dire) volontario di protezione civile è un guerriero, un insegnante e cosi via.
In generale chi offre tempo agli altri, per la loro formazione, istruzione o aiutando la comunità, chi non vuole soccombere e reagisce è un guerriero che in qualche modo affronta una battaglia più o meno ardua.
Credo che oltre alla tecnica, il guerriero debba coltivare la propria formazione spirituale confrontandosi e leggendo.
Sotto riporto alcune letture che ho trovato interessanti e che consiglio a tutti i moderni “guerrieri”, la lista è stata scelta non solo in base al valore tecnico del testo o dell’autore ma considerando soprattutto le informazioni storiche e i valori trasmessi.
Come ogni lettura, la lista ha un valore personale:

10-The fighting kukri-illustred lesson on Gurka combat knife
Autore: Dwigt C. Le More
Nonostante sia un testo prettamente tecnico, in più passi l’autore riprende e rimarca la differenza tra sport e realtà. Ciò che secondo me manca nella reale interpretazione moderna della difesa personale e arti marziali in genere, l’unico inconveniente, il libro è in inglese.

9– Tiro IDC. Tiro istintivo da difesa e combattimento: la via israeliana
Autore: Fabrizio Comolli
Quando uno dei miei migliori amici, esperto di tiro dinamico mi consigliò la lettura di questo testo, credevo di trovare solo nozioni sull’uso delle armi e varie tecniche di tiro. Niente di più sbagliato. Oltre alla presentazione della “scuola israeliana” nell’uso e maneggio di armi, il testo offre un’ampia gamma di spiegazioni sui meccanismi di reazioni sotto stress e sulle azioni correlate.

8- Go rin no sho – il libro dei cinque anelli
Autore Miyamoto Musashi
Un classico della letteratura marziale, Miyamoto Musashi è stato il più grande spadaccino del Giappone feudale .
Il suo libro è strutturato in cinque parti, ognuno corrispondente ad un elemento Terra, Acqua, Fuoco, Vento, Vuoto.
Nel Go rin no sho viene per la prima volta introdotto il concetto di comunità produttiva (contadino) e comunità guerriera (samurai) e che il funzionamento di una macrostruttura organizzativa dipende dal corretto funzionamento di entrambi. Il concetto è stato ripreso anche in altri e più moderni testi.

7- Kyusho, l’arte sublime ed estrema dei punti vitali
Autore: Saiko Fujita e Plèe Henry
Conoscere i punti sensibili dove sferrare il colpo decisivo è la ricerca estrema di ogni praticante di arti marziali, sport da combattimento e difesa personale. Ciò che ho trovato particolarmente interessante ed istruttivo in questo testo è la spiegazione chiara, dettagliata ma nel contempo semplice della teoria di MacLean sul Triune Brain (cervello trino rettiliano, mammifero e neocorteccia) e sui diversi meccanismi che portano psicologicamente ad un’aggressione .

6- Hagakure
Autore Yamamoto Tsunetomo
Un altro classico della letteratura marziale. A differenza di Myamoto Musashi, Yamamoto Tsunetomo non era un combattente nonostante fosse un samurai poiché ha vissuto nel periodo di decadenza militare dei samurai e dello shogunato. Nei suoi scritti sono ripresi concetti utili sia in tempo di pace che in tempo di guerra, con in più un codice etico di comportamento rispettoso verso il prossimo, le autorità e se stessi.

5-Sun Tsu-Sun Pin – l’arte della guerra e l’arte della strategia
Il sun tsu-sun pin non è un mero testo di strategia militare ma una pietra miliare per affrontare qualunque circostanza. Dopo millenni le nozioni e i concetti scritti in esso risultano incredibilmente attuali, tanto da indurre molti manager e leader a leggerlo almeno una volta. Come già citato, oggi un manager è equiparato ad un il guerriero poiché combatte per portare avanti un team, un’azienda ed ha la responsabilità del posto di lavoro dei suoi dipendenti.

4-Tao of jeet kune do
Autore: Bruce Lee
Quasi tutti dobbiamo il nostro ingresso in una palestra dopo aver visto uno o più film di Bruce Lee. Tao of jeet kune do è il libro maestro dell’arte di Bruce Lee, uomo, maestro ed attore che sicuramente non ha bisogno di presentazioni. Molti considerano sopravvalutata la sua fama, altri lo adorano come quasi un dio. A prescindere dall’opinione controversa che si può avere è innegabile che Bruce Lee è stato uno dei precursori di ciò che oggi conosciamo come “sistemi aperti” o “arti marziali miste” etc etc.

3- On Killing: The Psychological Cost of Learning to Kill in War and Society
Autore: Grossman David.
È cosi semplice uccidere? Un guerriero è pronto a compiere un atto estremo come quello di togliere una vita? Questo avrà conseguenze nella sua vita? Quali sono I freni inibitori che impediscono ad un individuo di togliere la vita ad un suo simile? Perché uomini apparentemente tranquilli si trasformano in individui sanguinari e come questo comportamento può essere influenzato?
Tutte queste domande trovano risposte in questo libro, attraverso interviste a ex veterani e chiare spiegazioni sul comportamento umano e come questo può essere influenzato dagli eventi. (vedi più avanti per informazioni sull’autore). Libro trovato solo in inglese.

2-Nella mente del samurai-il codice del Bushido
Autore: Thomas Cleary
Il testo raccoglie diversi insegnamenti degli antichi samurai, scritti che trattano di tecnica di combattimento, spiritualità e codice etico tutto con sorprendente “modernità” e ragguardevole raffinatezza. Quel che sorprende è come i problemi derivati dagli insegnanti ciarlatani, non riguardino solo quest’epoca di relativa pace, ma che sia un problema vecchio quanto il mondo.

1-On combat- Psicologia e fisiologia del combattimento in guerra e in pace
Autore: Grossman David; Christensen Loren W.
Il Colonnello Dave Grossman è un docente di psicologia a West Point, oltre ad essere un ex ranger e paracadutista, in America è una “celebrità”, ed i suoi studi sono talvolta portati come prove nei tribunali. Per citarne qualcuno, il Dott. Grossman sostiene che la vera causa della violenza che impera nel mondo da parte degli adolescenti sia da ricercare nella violenza dei videogiochi e nelle immagini violente del cinema. Scoperta dell’acqua calda? Provate a sostenere una tesi del genere negli anni 80. Un caso eclatante è stato l’assalto alla Columbine High School. Richiesto il parere del Dott. Grossman egli espone una relazione dove sostiene che, la facilità del reperimento delle armi è stata solo una delle cause della strage. I ragazzi hanno agito sotto influenza delle immagini derivate dai videogiochi e cercando di emularle. La prova è stata il ritrovamento, nelle loro case, di esplosivi (fabbricati artigianalmente) e vari oggetti atti ad offendere (mazze, tirapugni ecc..). Tutti molto comuni nei videogiochi.
Altro spoiler? Chi ha visto il film American Sniper ricorda che il padre di Chris Kyle nel dare un rimprovero ai suoi figli piccoli nel salotto di casa parla di pecore, cani da pastori e lupi. Ebbene questa affermazione è in realtà una risposta che un veterano diede al Dott. Grossman durante un’intervista (riportato anche su “on Killing” n.d.r.).
Prologo a parte credo che “On Combat” sia il libro maestro del moderno guerriero la semplicità di espressione. Glii insegnamenti trasmessi (condizione di combattimento, PTSD, debrifing, test SDM ecc..) e nel contempo il dettaglio ne fanno davvero un testo irrinunciabile per chiunque…specie per i moderni guerrieri.
Lo stile del Dott. Grossman è sempre quello delle “interviste” tratte dalle esperienze dirette dei veterani e una dettagliata spiegazione del loro comportamento, stile che si ritrova anche in “on killing” ma con finalità diverse.
L’unico consiglio che posso dare è di cercare “On combat” e leggerlo e per favore…niente fotocopie…i libri si comprano!!!!
P.S.
Potreste fare come mia moglie che “On Combat” me lo ha regalato (e poi divorato a sua volta).

Nima Zamar – Ho dovuto uccidere

nimazamar

Titolo: Ho dovuto uccidere
Autore: Nima Zamar
Editore: Sperling
Data di pubblicazione: 2006
Pagine: 337
Isbn: 88-6061-003-6
Prezzo: 10,50 euro
Disponibilità:

Nima Zamar, nome fittizio creato per motivi di sicurezza, è una donna francese di religione ebraica che, per lunghi anni ha prestato servizio nel Mossad e che, pur nel clima di assoluta segretezza, ha deciso di narrare le proprie vicissitudini in un’autobiografia. Il volume, intitolato Ho dovuto uccidere, prende il via da quando la donna, ingegnere informatico, decide di lasciare la Francia per trasferirsi in Israele, alla ricerca della propria identità. Quello che doveva essere un soggiorno di spiritualità, diviene però qualcosa di molto diverso quando ella, alle selezioni per il servizio militare, viene reclutata tra le file del Mossad. E’ l’inizio di qualcosa di molto duro e pesante per la giovane che, attraverso le pagine del suo racconto, narra dell’addestramento cui si sottopone, che la rende simile ad un automa. Nima è in grado di sopportare la fame, la sete e le torture psicologiche più terribili.

“Poi c’è l’addestramento per resistere alla tortura, molto specifico ed eseguito sotto controllo medico. La tortura, argomento tabù, è molto praticata nei Paesi arabi. Mi è capitato spesso di sentire qualcuno affermare con grande convinzione che questo o quel dolore non basterebbero a farlo parlare. La tortura non si limita a un dolore. E’ un procedimento molto più complesso”.

Durante gli anni di servizio inizia a praticare il krav maga, che inizia a studiare quando si rende conto che, le missuoni cui partecipa sono sempre più rischiose e l’unico modo che ha per cavarsela è imparare a difendersi da sola, a mani nude e in breve tempo.

“Con pazienza infinita [l’istruttore] mi abitua a sopprimere i blocchi di passività acquisiti in quei cinque anni e a ritrovare i più elementare riflessi di sopravvivenza […]. Mi rendo conto che i suoi corsi mi imprimono un risvolto nuovo e importante alla mia vita”.

Le pagine dedicate dall’autrice al krav maga sono ricche di riflessioni sui suoi effetti sulla sua natura, che diviene meno chiusa, meno “bloccata”, più pronta alla reazione e alla sopportazione del duro regime cui viene sottoposta.
“Con il passare dei mesi torno a provare una sorta di attaccamento per il mio corpo, la cui funzione è nuovamente valorizzata in quanto non è più passivo o vittima, ma protagonista del processo di sopravvivenza. Noto un cambiamento persino nel mio modo di parlare: passo da “compiere una manovra di difesa” a “difendere il mio corpo” e poi a “difendersi”.
Attraverso compiti sempre più gravosi, Nima finisce per abbandonare Israele, pur con la consapevolezza che le esperienze passate non saranno mai cancellabili in nessun modo e che, per esorcizzare i ricordi è necessario raccontare, pur nell’anonimato, quanto ha vissuto.

E’ un testo che consiglio vivamente. L’unico neo è che è veramente difficile da trovare. A parte la copia in mio possesso, l’ho cercato per regalarlo ma non sono più riuscita a reperirlo se non online su Amazon.it.

Silvia Causale

La mente del samurai – Thomas Cleary

Da qualche tempo mi trovo a leggere e meditare su diversi scritti della letteratura marziale giapponese(Tsunetomo, Musashi, ecc…).
Complice la mia fidanzata che mi ha passato diverso materiale sulla sua cultura del Giappone, ho avuto modo di approfondire e più che mai ammirare questo paese.
Silvia ha fatto diversi soggiorni in Giappone, ed ha avuto modo di scrutare da vicino una realtà allineata e chiusa come quella giapponese, oltre che gestire diversi blog sul paese del sol levante.
Leggendo i suoi blog e discutendo delle sue esperienze, Silvia mi ha fatto conoscere diverse sfaccettature di questo favoloso paese che nel bene o nel male ha tanti pregi e tanti difetti (a mio parere i primi superano di gran lunga i secondi…ma sono solo punti di vista).
Tra tanti libri che Silvia mi ha passato, uno mi sembra adatto a questo blog; si intitola La mente del samurai. Il codice del Bushido di Thomas Cleary edito da Mondadori, disponibile online su Amazon.it e nelle librerie più fornite.

Il testo raccoglie diversi scritti dei più noti samurai, con insegnamenti che nonostante passa il tempo restano immutati e attuali, in particolare mi ha colpito Adachi Masahiro un samurai di inizio 800.
I suoi scritti sono incentrati soprattutto sulle condizioni psicologiche, e i loro effetti in battaglia il paragrafo che mi ha colpito di più e si intitola
“Allenarsi nuotando su un terreno asciutto”: Nei moderni combattimenti con le spade di bambù, anche se si vince per merito, molti contendenti si allenano nuotando su un terreno asciutto. Questo perché con le spade di bambù ricoperte di cuoio non ti fai male nemmeno se vieni colpito o infilzato, quindi anche un praticante di arti marziali dotato di una mente fisica può vincere con l’astuzia. Quando si passa al combattimento con spade vere, se solo sfiorandoti possono provocarti ferite mortali, è difficile vincere con gli espedienti della mente fisica. I vili praticanti di oggi, si credono maestri se applicando qualche teoria vincono dei duelli con le spade di bambù, alla fine ti perderai. In ogni caso rifletti sui principi della vittoria in combattimento con le spade vere e allenati a essere risoluto e restare imperturbabile anche davanti un forte avversario. Al giorno d’oggi non ci sono guerre in atto, quindi non si possono fare combattimenti di prova con spade vere, e di conseguenza non si può scoprire se usando delle armi vere le nostre menti saranno forti, deboli, eccitate oppure calme. Tuttavia se addestri la tua mente in circostanze normali, essa resterà calma e intrepida anche con le spade vere.

Quello che segue è una mia personale interpretazione:

Appare chiaro come Adachi Masahiro rimarchi la differenza tra l’addestramento in condizioni “tranquille” (simulazioni) ed il reale scontro…e (per l’ennesima volta) tra Ttatami e strada e come sia essenziale allenare PRIMA la mente e poi il corpo, cercando di creare una situazione di stress psicologico tanto più vicina al reale (che se ne dica una simulazione può essere molto vicina ad una situazione reale…ma resta pur sempre una simulazione), precisando che in ogni caso l’addestramento “fisico” ti porterà ad un grado di calma mentale utile negli scontri reali.
Ho sempre creduto che certi conflitti sulla modalità di allenamento ed in particolare sulla differenza tra un allenamento “reality based” e la simulazione riguardasse solo quest’epoca, ma evidentemente mi sbagliavo, penso che chiunque si occupi di addestramento marziale debba porre l’accento sulla differenza tra “nuotare su un terreno asciutto” e tuffarsi dentro un fiume in piena.

Alberto Bertino