Riflessioni di una praticante di Krav Maga

Krav Maga e riflessioni

 

Krav Maga, i miei come e i miei perché. Non è il fascino delle armi o di un combattimento di arti marziali, perché il mio interesse per le armi è puramente teorico, e oltretutto non ha nulla a che vedere con loro; i combattimenti sono belli e ipnotici, ma le arti marziali sono un’altra cosa.
Il mio come non mi soddisfa pienamente, perché per un motivo o per un altro non riesco ad avere una effettiva costanza e soprattutto sono molto lenta nell’imparare, anche per miei limiti di personalità.

 Delle diverse attività svolte durante le lezioni, tra tecniche di difesa, circuito distruggi-fiato, tecniche a terra, affinamento tecniche al sacco o con i colpitori, sparring e allenamento sotto stress, trovo utilissime ma altrettanto complicate le ultime due, almeno per me. 
Qui giungiamo pian piano al mio perché: sono il tipo di persona che, se si trova in una situazione di pericolo, rimane paralizzata; il panico e la paura mi bloccano invece di farmi reagire. 
Al di là dell’apprendimento tecniche, che sono utili e mirate al minor danno plausibile e non solo possibile di chi si difende, queste vengono messe in pratica in situazioni il più realistico possibile: liberarsi da una presa al collo, quando sai di stare provando le tecniche e hai tutta la calma e il controllo del mondo, è un conto. Liberarti mentre qualcuno più forte di te ti spinge fino a stringerti contro il muro della palestra, è un altro. Questo è quello che si deve fare per capire effettivamente cosa sia provarle sul campo (e certamente non è comunque come trovarsi realmente in mezzo ad una situazione del genere).
 L’allenamento sotto stress è sul serio stressante, pesante e a volte frustrante, prevede diversi step e ancora dopo tanto tempo mi trovo spiazzata e mentalmente impreparata, ma è esattamente ciò che serve per allenare la mente a reagire, a non subire passivamente, ma anche a saper mantenere il controllo, a gestire lo stress di brutte situazioni, a non buttarsi subito a capofitto se non c’è effettivo pericolo (certo questo per me non è problema visto che ho la situazione opposta) e a guardarsi le spalle.
 La miglior difesa è prevenire, valutare, non peggiorare la situazione. Ma se proprio la situazione è pericolosa e non c’è via d’uscita, a fare il possibile per mantenere la propria incolumità. Ecco il perché pratico Krav Maga.

Agata Causale