Difesa personale e sport da combattimento

Difesa personale e sport da combattimento

 

Ho iniziato la pratica delle arti marziali a causa di un’aggressione da parte di due tizi, per colpa di quella certa ingenuità che contraddistingue un adolescente di paese che si trova in una città più grande.
A prescindere dal risultato  ho sperimentato li per la prima volta ciò che significa doversi difendere, come bisogno primordiale di proteggersi da attacchi che mirano a difettare in modo più o meno permanente il tuo corpo ed in via più estrema toglierti la vita al chiaro scopo di avere qualche vantaggio (rapina, prevaricazione per senso di superiorità ecc..).
Ovvio che questo presuppone un combattimento.
Ma, e qui sta l’errore più comune,  non stiamo parlando di un incontro sportivo. Un’aggressione (combattimento REALE) è qualcosa di più complesso di un evento in cui due contendenti protetti da protezioni, materassini antiurto e sotto l’attenta e pronta sorveglianza di un arbitro si scontrano per aggiudicarsi un pezzo di metallo
In un’aggressione sperimenti quello strano senso di vuoto in testa, di rallentamento dei tempi di confusione generale che non sperimenti mai in gara.
Chi subisce un’aggressione è stato scelto.

Evidentemente negli occhi dell’aggressore la potenziale vittima è abbastanza debole per permettere una facile vittoria. Nel mio caso è stata superiorità numerica,ero momentaneamente solo, con la faccia pulita da persona che non avrebbe reagito. Proprio questo punto il loro errore.
Non è corretto paragonare un’aggressione ad un combattimento sportivo.  In strada non esistono colpi proibiti, non esistono regole ne resa. Questo non vuol dire che un praticante di sport da ring o arti marziali in strada dovrà avere la peggio, ma semplicemente porre l’attenzione sul fatto che strada e tatami, gabbia e ring, sono cose diverse.
Molte arti marziali non sono state codificate con lo scopo di ottenere la massima efficacia in combattimento, ma per permettere ai praticanti di compiere un cammino di crescita personale. Sono nate come mere tecniche di combattimento reale e militare. Poi si sono via via “ingentilite” o sono mutate in sport da combattimento (spettacolo) in cui due contendenti si confrontano in un contesto controllato e di quasi identica capacità fisica (le categorie di peso per intenderci) in cui l’unica componente discriminante sarebbe l’abilità tecnica.
Niente armi, inferiorità numerica, aggressori che pesano il doppio di te.
Da quella prima sperimentazione sul campo di aggressione ne sono seguite altre e ho iniziato a imparare alcune lezioni importantissime, che riguardano il combattimento reale.
Innanzitutto in un combattimento non si può evitare di farsi male e di fare male all’avversario. Se un marzialista pensa di riuscire a controllare l’avversario senza fargli del male, vive su un altro pianeta. Questo però porta al fatto che un combattimento può avere gravi conseguenze legali, psicologiche e sanitarie. Prendere parte a una rissa o rispondere a un attacco in modo sproporzionato sono reati penali.
La giurisprudenza non vi darà mai ragione se colpite un uomo e gli rompete il naso, o un braccio o gli procurate un trauma testicolare anche se non siete stati voi ad iniziare. Senza contare che l’aggressore può essere malato e il contatto con la sua saliva o sangue potrebbe provocarvi danni ben più gravi di quelli che creereste a lui colpendolo.
Fattore decisamente diversificante rispetto ad un combattimento sportivo è la necessità di combattere contro più aggressori, o dover affrontare un aggressore armato.
La risonanza che può avere un’aggressione perpetrata con un’arma da fuoco è maggiore rispetto ad una bastonata o coltellata e questo perché nell’immaginario collettivo una pistola è più pericolosa di un coltello. Tuttavia bisogna considerare che i coltelli sono letali perché essendo leggeri permettono movimenti molto veloci, non in linea retta come un’arma da fuoco, e sono anche più semplici da reperire. Basti pensare ai coltelli da cucina.
Per tutti questi motivi un combattimento da strada fa paura, quindi è sempre meglio evitarlo. Un combattimento evitato è un combattimento vinto. Per citare Star wars “usa la forza” intesa come intelligenza.
Alcune volte però non c’è modo di evitare lo scontro (per fortuna rare volte). In quei rari casi bisogna pensare che si sta combattendo per la propria o altrui incolumità o addirittura vita in quel caso se ci si sente in serio pericolo. Non ci si può permettere il lusso di essere “corretto” nei confronti dell’aggressore, usare colpi diretti agli occhi, ai genitali e cercare di sfruttare ogni minimo vantaggio (momentanea disattenzione dell’aggressore, armi improvvisate, piazzamento del primo colpo ) senza sprecarlo inutilmente, cercare sempre di concludere il combattimento nel minor tempo possibile e via come il vento…
L’aggressore probabilmente è più forte, potrebbe essere ubriaco o drogato. Più aumenta la durata del combattimento, più aumenta la probabilità di soccombere, senza contare che un aggressore sotto l’effetto di stupefacenti non è molto recettivo al dolore, potete colpire in volto un ubriaco diverse volte senza che egli senta il ben che minimo dolore, senza contare i possibili danni che possono accorrere alla vostra un pugno che colpisce il cranio dell’aggressore (non avete guantini, fasce ad altre protezioni per le nocche. Rompersi una mano colpendo qualcuno non è un evento poco probabile).
Un altro importante aspetto è Evitare di finire a terra.
Grappling, BJJ ed altri sistemi specializzati nella lotta a terra combattono usando ginocchiere imbottite e su materassini, senza incorrere nel rischio di sbattere su un gradino mentre tenti un flying armbar, tagliarti con del vetro sul suolo, dover fronteggiare un’aggressione di gruppo o qualcuno armato. Trovarsi a terra e fronteggiare gli scenari sopraesposti equivale quasi a un suicidio.
Quindi Fly o fight reaction? (combatto o fuggo)uno dei grandi paradossi delle arti marziali, non c’è una soluzione univoca, ribadisco che per me
UN COMBATTIMENTO EVITATO è UN COMBATTIMENTO VINTO…MA SOLO QUANDO è POSSIBILE.
L’allenamento serve per imparare a gestire le situazioni senza farsi prendere dal panico evitare lo scontro, ed in ultima analisi a combattere per la propria incolumità o vita.

Alberto Bertino