La mente del samurai – Thomas Cleary

Da qualche tempo mi trovo a leggere e meditare su diversi scritti della letteratura marziale giapponese(Tsunetomo, Musashi, ecc…).
Complice la mia fidanzata che mi ha passato diverso materiale sulla sua cultura del Giappone, ho avuto modo di approfondire e più che mai ammirare questo paese.
Silvia ha fatto diversi soggiorni in Giappone, ed ha avuto modo di scrutare da vicino una realtà allineata e chiusa come quella giapponese, oltre che gestire diversi blog sul paese del sol levante.
Leggendo i suoi blog e discutendo delle sue esperienze, Silvia mi ha fatto conoscere diverse sfaccettature di questo favoloso paese che nel bene o nel male ha tanti pregi e tanti difetti (a mio parere i primi superano di gran lunga i secondi…ma sono solo punti di vista).
Tra tanti libri che Silvia mi ha passato, uno mi sembra adatto a questo blog; si intitola La mente del samurai. Il codice del Bushido di Thomas Cleary edito da Mondadori, disponibile online su Amazon.it e nelle librerie più fornite.

Il testo raccoglie diversi scritti dei più noti samurai, con insegnamenti che nonostante passa il tempo restano immutati e attuali, in particolare mi ha colpito Adachi Masahiro un samurai di inizio 800.
I suoi scritti sono incentrati soprattutto sulle condizioni psicologiche, e i loro effetti in battaglia il paragrafo che mi ha colpito di più e si intitola
“Allenarsi nuotando su un terreno asciutto”: Nei moderni combattimenti con le spade di bambù, anche se si vince per merito, molti contendenti si allenano nuotando su un terreno asciutto. Questo perché con le spade di bambù ricoperte di cuoio non ti fai male nemmeno se vieni colpito o infilzato, quindi anche un praticante di arti marziali dotato di una mente fisica può vincere con l’astuzia. Quando si passa al combattimento con spade vere, se solo sfiorandoti possono provocarti ferite mortali, è difficile vincere con gli espedienti della mente fisica. I vili praticanti di oggi, si credono maestri se applicando qualche teoria vincono dei duelli con le spade di bambù, alla fine ti perderai. In ogni caso rifletti sui principi della vittoria in combattimento con le spade vere e allenati a essere risoluto e restare imperturbabile anche davanti un forte avversario. Al giorno d’oggi non ci sono guerre in atto, quindi non si possono fare combattimenti di prova con spade vere, e di conseguenza non si può scoprire se usando delle armi vere le nostre menti saranno forti, deboli, eccitate oppure calme. Tuttavia se addestri la tua mente in circostanze normali, essa resterà calma e intrepida anche con le spade vere.

Quello che segue è una mia personale interpretazione:

Appare chiaro come Adachi Masahiro rimarchi la differenza tra l’addestramento in condizioni “tranquille” (simulazioni) ed il reale scontro…e (per l’ennesima volta) tra Ttatami e strada e come sia essenziale allenare PRIMA la mente e poi il corpo, cercando di creare una situazione di stress psicologico tanto più vicina al reale (che se ne dica una simulazione può essere molto vicina ad una situazione reale…ma resta pur sempre una simulazione), precisando che in ogni caso l’addestramento “fisico” ti porterà ad un grado di calma mentale utile negli scontri reali.
Ho sempre creduto che certi conflitti sulla modalità di allenamento ed in particolare sulla differenza tra un allenamento “reality based” e la simulazione riguardasse solo quest’epoca, ma evidentemente mi sbagliavo, penso che chiunque si occupi di addestramento marziale debba porre l’accento sulla differenza tra “nuotare su un terreno asciutto” e tuffarsi dentro un fiume in piena.

Alberto Bertino